ATAC

Dopo l'ennesima aggressione a un autista, l'Atac metterà i vigilantes sugli autobus

Domenica 22 Settembre 2019
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Un autobus di linea danneggiato dalle sassate

Sono quasi duecento le aggressioni denunciate dall’inizio dell’anno sugli autobus dell’Atac, a Roma. Di queste, 63 - quindi 6 ogni mese, più di una a settimana - hanno riguardato conducenti come Lucio Iannucci, brutalmente picchiato da un adolescente, mentre transitava per Boccea alla guida del 46.

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A riprova dell’emergenza in atto, la municipalizzata dei trasporti, oltre a promettere «ogni misura per la tutela di tutti i suoi lavoratori», in un tweet ha sottolineato l’importanza della «collaborazione con le istituzioni deputate alla sicurezza». Perché, come ammettono con frustrazione da Atac, «noi da soli, di più di quello che facciamo, purtroppo non riusciamo a fare. E investiamo 20 milioni di euro all’anno per la sicurezza, quella fisica, degli autisti e dei passeggeri».

A settembre l’azienda ha lanciato un bando di gara «relativo al servizio di vigilanza armata e sicurezza non armata nelle sedi Atac». Su quasi 90 milioni di euro, soltanto il lotto destinato a bus e tram vale 20 milioni. Rispetto al passato c’è la volontà di utilizzare - e già da dicembre - questo tipo di sorveglianza, anche «in caso di emergenza, sulle tratte esercite dalla superficie»: cioè vigilantes armati a bordo dei mezzi e non soltanto alle fermate, nei depositi o nei parcheggi. Un primo passo, tenendo conto che con 3.600 autisti in turnazione ogni giorno, servirebbero altrettante guardie giurate, con un costo del lavoro che aumenterebbe di circa 270 milioni di euro all’anno. Troppi per una realtà con 1,4 miliardi di debiti.

L’emergenza sicurezza, denuncia David Cartacci della Filt Cgil di Roma e Lazio, «ormai riguarda il centro quanto la periferia della città». Anche se in testa alla lista delle linee a rischio ci sono soprattutto quelle che collegano il quadrante tra Tor Bella Monaca, Ostia e Acilia come 111, 01, 508, 056, 059 e 20 express. Sulle tratte tra centro e periferia sono monitorate il 46 (sul quale è stato aggredito Iannucci), il 49, il 913 e il N18 verso Grotte Celoni, il 105 verso Centocelle, il 558 a Casalina e lo 051 verso Lunghezza.

Per circa mille pullman su 1.400 sono state allestite cabine blindate per i conducenti, su circa 800 sono montate telecamere, tutti sono dotati di pulsante per chiedere l’intervento delle forze dell’ordine. Oltre 370 autisti, per garantire loro una tutela legale, sono stati nominati «agenti di polizia amministrativa». Nei mesi scorsi sempre l’azienda ha firmato un protocollo d’intesa con la Prefettura, dal quale è scaturito un presidio a rotazione sui capilinea delle fermate effettuato dai vigili, con un’attenzione maggiore a Termini, piazza Mancini, Ponte Mammolo, Laurentina, Anagnina. Piano che però sconta non poco le riduzioni di organico della Municipale. L’Atac, poi, spera poi contingentare meglio - nel tentativo di ridurli - con la Prefettura i tempi di intervento dopo le chiamate d’aiuto con il pulsante.

Dal fronte sindacale Claudio Di Francesco, segretario del Sicel, fa notare che «la cabina blindata serve a poco se poi l’autista, come è avvenuto venerdì sera, è costretto a lasciare la sua postazione perché dei balordi tirano il freno di sicurezza. Noi abbiamo paura, perché oltre la sessantina di aggressioni denunciate, ogni giorno veniamo insultati, c’è persino qualcuno che ci sputa addosso». Conferma David Cartacci: «Noi non lavoriamo più sereni. Speriamo che l’azienda si costituisca parte civile nei processi contro gli aggressori dei propri autisti. Sarebbe un segnale importante».

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