GOVERNO

Eutanasia, Chiesa in allarme per il mancato accordo in Parlamento a 3 giorni da ultimatum Consulta

Sabato 21 Settembre 2019 di Franca Giansoldati
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Città del Vaticano - I tempi innanzitutto, poi la posta in gioco. La Chiesa intera (e il Papa in testa) non si arrende e continua a fare presente ai politici e all'opinione pubblica che l'eutanasia libera sarebbe qualcosa di negativo, di moralmente sbagliato, ma soprattutto un boomerang dagli effetti disastrosi per la collettività. Mancano 3 giorni al 24 settembre, limite massimo dato dalla Corte Costituzionale alle Camere per correggere l'attuale articolo 580 del Codice Penale. Il dubbio di costituzionalità era stato sollevato dal tribunale di Milano con il caso di Dj Fabo.
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Ancora ieri Papa Francesco è tornato a tuonare contro la morte assistita. «Non assecondate la volontà di morte del malato» ha detto. Davanti all'Ordine dei Medici ha chiarito ancora una volta che il suicidio assistito non rappresenta una «scelta legata alla libertà del malato». Piuttosto sembra orientata a «scartare» chi soffre facendo persino affiorare una «falsa compassione» di fronte a chi chiede di poter «anticipare la morte».
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L'anno scorso i dati provenienti dall'Olanda che mostravano una impennata di morti assistite per mettere fine a malati di demenza senile e con problemi psichici avevano causato uno choc generale. La Regionale Toetsingscommissies Euthanasie (RTE), la commissione che vigila sull'applicazione delle legge eutanasica, metteva in mostra che nel decennio 2007-2017 c'era stato un aumento costante dell'8 per cento, arrivando a un totale di ben 6585 casi di eutanasia nel 2017, corrispondenti al 4,4% di tutti i decessi a livello nazionale e 169 casi di persone affette da demenza e problemi psichiatrici. I dati avevano sollevato un drammatico quesito relativo alla possibilità da parte di una persona mentalmente malata se il suo consenso fosse frutto di deliberazione oppure della decisione di terze persone.

Francesco ha parlato chiaro. «Si può e si deve respingere la tentazione – indotta anche da mutamenti legislativi – di usare la medicina per assecondare una possibile volontà di morte del malato, fornendo assistenza al suicidio o causandone direttamente la morte con l’eutanasia. Si tratta di strade sbrigative di fronte a scelte che non sono, come potrebbero sembrare, espressione di libertà della persona, quando includono lo scarto del malato come possibilità».

La scorsa settimana aveva lanciato un appello ai parlamentari anche il cardinale Gualtiero Bassetti. In Parlamento, però, il tema non trova un fronte compatto. La conferenza dei capigruppo del Senato martedì scorso ha deciso di chiedere alla Consulta un rinvio affermando «che il Parlamento non può essere sostituito».

La deputata del Pd Ileana Argentin ieri riassumeva in poche battute la spaccatura: «Penso sia giusto e corretto che un individuo posso optare per l'eutanasia o il suicidio assistito. Soprattutto non credo debba esistere l'accanimento terapeutico. Il libero arbitrio va rispettato». Per i cattolici in Parlamento sarebbe meglio una legge brutta piuttosto che una sentenza della Consulta. Anche il presidente di Scienza e Vita, Alberto Gambino manifesta tutto il disagio dei cattolici. Quello che fa più paura è la giurisprudenza creativa. 

 

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