Petrolio, i prezzi risalgono su voci rapida ripresa produzione saudita

Martedì 17 Settembre 2019
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Un impianto della Saudi Aramco

Petrolio in forte calo a Londra, con il greggio di qualità brent che è arrivato a perdere oltre il 6% fino a 64,48 dollari e il Wti a New York in calo di oltre il 5% a 59,58 dollari. Le vendite si sono accentuate dopo indiscrezioni raccolte dalla Reuters che parlano di una rapida ripresa della produzione da parte dell'Arabia Saudita, che sarebbe vicina a ripristinare il 70% della sua produzione - dimezzata dall'attacco ai suoi impianti - e nel giro di tre o quattro settimane tornerebbe al 100%.

A innescare la fiammata del greggio di lunedì (con un picco fino a 72 dollari del Brent a Londra) era stato l'attacco di sabato alle raffinerie saudite. In particolare, agli stabilimenti petroliferi di Abqaiq e Khurais, di proprietà della compagnia Saudi Aramco, fra i più grandi del mondo, che hanno costretto l'Arabia Saudita a fermare oltre metà della sua produzione totale di petrolio.

 

«Il deciso rialzo del petrolio subito dopo l'attacco con droni a due siti petroliferi in Arabia Saudita non è stata una sorpresa, considerato l'impatto sulle forniture mondiali, in diminuzione del 5%. La questione è quanto tempo ci vorrà affinché l'offerta torni su livelli normali. Inizialmente si pensava che il recupero fosse lento, ma successivamente sono stati ipotizzati solo pochi giorni commenta Esty Dwek, capo dell'area Global Market Strategy Dynamic Solutions di Natixis Investment Managers -. Il premio per il rischio geopolitico, praticamente ignorato dai mercati che negli ultimi mesi hanno focalizzato la loro attenzione sulla crescita, può però incidere sul livello futuro delle quotazioni. Quindi, anche se abbiamo già visto un ribasso, probabilmente i prezzi non torneranno al livello precedente, a causa delle ulteriori tensioni geopolitiche o altri eventi negativi».

«Una cosa da tenere a mente - contionua Dwek - è che l'Arabia Saudita (e la maggior parte degli esportatori di petrolio) accoglierebbe positivamente un aumento dei prezzi (in grado di dare respiro ai loro bilanci), visto che un tentativo in questo senso era già stato fatto, ma senza successo. Non si può dire la stessa cosa per gli Stati Uniti (e per Trump in particolare) che considerano il prezzo del greggio come una tassa sul consumatore, il solido pilastro dell'economia statunitense. La tempistica non è l'ideale per Trump, quindi ci aspettiamo di vedere più commenti o una maggiore produzione da parte degli Stati Uniti per alleviare i timori legati alla riduzione dell'offerta. Nel complesso, rispetto agli ultimi mesi è possibile aspettarsi un rialzo dei prezzi del greggio, considerato il rischio connesso a tali eventi. Il recente rimbalzo della propensione al rischio e l'allentamento delle tensioni commerciali globali potrebbero sostenere anche un prezzo leggermente più alto - conclude Dwek -. Non ci aspettiamo tuttavia un rialzo sostenuto e riteniamo che la produzione di shale oil continuerà a bilanciare i prezzi a medio termine».
 

 

Ultimo aggiornamento: 16:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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