L'Avvocatura italiana protesta per il diritto all'equo compenso

Mercoledì 19 Giugno 2019
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L’Avvocatura italiana è sul piede di guerra: è stata indetta per domani (20 giugno) alle 11 presso l’Aula avvocati della Corte di Cassazione una grande manifestazione per il diritto all’equo compenso, organizzata dall’Organismo congressuale forense, con la collaborazione dell’ordine degli Avvocati di Roma. Si allungano i tempi per la revisione della disciplina e il tavolo di discussione si insedierà a metà giugno. Per questo gli avvocati non intendono stare a guardare e hanno organizzato la manifestazione nella sede della Suprema corte. L’intento è sottoporre all’attenzione delle istituzioni il tema dell’equo compenso quale strumento per garantire la professionalità e l’indipendenza dell’Avvocatura. Prevista la partecipazione, tra gli altri, del presidente dell’Anac Raffaele Cantone e del presidente dell’Anci Antonio Decaro. La normativa imporrebbe di pagare il giusto per le prestazioni professionali degli avvocati e di tutti i professionisti in genere, ma mai come in questo caso - sottolineano gli avvocati - «il condizionale è d’obbligo». Nella realtà dei fatti, chiariscono, si assiste a un vero e proprio scempio, che si nutre di beauty contest - gare al ribasso per conferire il mandato - clausole vessatorie di varia natura e l’offerta di consulenze a titolo gratuito, ripagate con il presunto prestigio dell’incarico.
Gli avvocati citano anche qualche esempio, oltre al bando del Mef che chiede “Professionalità altamente qualificate”, ricercate per “consulenza a titolo gratuito”. Il comune di Pomezia ha pubblicato un regolamento per gli incarichi legali, i cui importi prevedevano «i valori minimi di liquidazione previsti, per lo scaglione di riferimento dei parametri forensi, ridotti al 50»; l’analogo bando pubblicato dal comune di Fiumicino, già impugnato dall’Ordine degli Avvocati di Roma; l’avviso pubblico, per fortuna già ritirato in autotutela, del Comune di Lariano «per la formazione di un elenco degli avvocati di fiducia dell’ente utile a conferire loro incarichi di assistenza, consulenza e svolgimento del patrocinio in giudizio». In positivo, di recente, la legge della Regione Lazio dell’aprile scorso che si impegna a garantire l’equo compenso ai professionisti. In tutti questi casi l’Ordine forense della Capitale, il più grande d’Italia, si è fatto promotore della battaglia che prevede l’impugnazione davanti al Tar di tutti i bandi ritenuti fuorilegge. Un dato su tutti per come la crisi economica sta affliggendo la categoria: oltre la metà dei professionisti ha redditi inferiori ai 30 mila euro. Un contesto nel quale i grandi committenti, anche pubblici, praticano aste al ribasso per l’affidamento degli incarichi. Vince chi offre il prezzo più basso.
Ultimo aggiornamento: 21:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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