Caracalla, le terme segrete si svelano con la videoarte di Fabrizio Plessi

Martedì 18 Giugno 2019 di Laura Larcan​

I sotterranei più segreti delle Terme di Caracalla, l’acqua e il fuoco raccontati attraverso la videoarte più sofisticata, e la musica, una colonna sonora firmata da Michael Nyman compositore di culto del film Lezioni di piano. Tutto questo è Il segreto del tempo, la mostra di Fabrizio Plessi pioniere della videoarte, con cui si inaugura oggi un nuovo settore di visita del monumento. Imperdibile. Plessi rende omaggio nel suo personale stile narrativo alla grande storia di Roma, al significato che i complessi termali avevano nel mondo romano e alla personalità politica e visionaria di Caracalla.
 

«CI VUOLE INCOSCIENZA»
«Ma ci vuole incoscienza per relazionarsi con un luogo così - commenta l’artista - Io non sono entrato in competizione, è stato un innesto biologico naturale». Cosa si vede? Basta scendere le scale a sei metri di profondità (scarpe comode e giacca per l’umidità che diventa sempre più pungente). Ed ecco schiudersi un labirinto di gallerie finora rimaste sconosciute e svelate a poco a poco tra la penombra rischiarata dai lampi di luce digitale, dopo il restauro fortemente voluto dalla Soprintendenza speciale di Roma. Siamo esattamente nel ventre delle Terme, sotto l’esedra del calidarium, nel punto esatto in cui sopra, all’esterno assolato, si stanno montando le strutture del Teatro dell’Opera per la messa in scena della stagione estiva. Camminando per 200 metri circa, ecco che si incontrano dodici totem digitali, una serie di video-installazioni che, sotto la cura di Alberto Fiz, raccontano e interpretano con un linguaggio spettacolare i temi classici, così cari a Plessi, maestro nel dipingere a colpi di pixel gli elementi della natura intrecciati alla storia millenaria.

LAMPI E CASCATE
Acqua e fuoco, vento e lampi, duetti portentosi a suon di effetti speciali che giocano quasi in sincrono con le strutture architettoniche di questo mondo sotterraneo: i forni che bruciavano legna e riscaldavano l’acqua; i camini che veicolavano calore e vapore; le “bocche” d’acqua che alimentava le vasche e la natatio (la piscina). «Siamo nella pancia di Roma, in un mondo che è decantato da nuove tecnologie destinate a invecchiare presto», osserva Plessi. «Odio tutto ciò che è descrittivo, ho voluto fare qualcosa di emozionale. La memoria di ciò che è stato serve per progettare il futuro: mai potrei immaginare un mio segno senza gli altri segni che ci sono stati prima». I lampi che precedono lo scroscio d’acqua, le fiamme che si accendono. Ma anche i mosaici, le colonne, le anfore, reperti digitali che dialogano con i manufatti originali delle Terme riallestiti nello speciale antiquarium ipogeo voluto dalla direttrice Marina Piranomonte. Nota romantica, la tunica di marmo mossa dal vento e la dedica a Giambattista Piranesi («decisivo il suo ruolo nel ‘700 per la riscoperta della Roma antica», avverte Plessi). Il senso mutevole della natura è il leitmotiv delle immagini sui monitor incastonati nell’architettura romana: qui si materializzano e si liquefanno colonne e capitelli, la testa di Caracalla e un paesaggio marino. Fino alla nuvola di fumo che copre un’incisione di Piranesi. Viale delle Terme di Caracalla, 52; fino al 29 settembre; mar-ven 9-19, lun 9-14.

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