Caso Palamara, Mattarella linea dura per ripartire

Martedì 18 Giugno 2019 di Alberto Gentili

Una severa e ferma condanna e allo stesso il segno di una ripartenza. Venerdì la presenza di Sergio Mattarella alla riunione del plenum del Csm non sarà di certo rituale. Dopo la scandalo che ha travolto ben quattro giudici togati e ora lambisce perfino il procuratore generale della Cassazione, il capo dello Stato a palazzo dei Marescialli non farà un discorso neutro.

Mattarella, nel ruolo di presidente dell'organo di autogoverno dei giudici, ribadirà che la sostituzione dei giudici dimissionari con le elezioni suppletive di ottobre serve ad avviare una nuova fase, per una sorta di ripartenza di un Csm pesantemente colpito nel suo prestigio e autorevolezza dagli intrecci tra politici e toghe. «E la presenza del Presidente», filtra da palazzo dei Marescialli, «servirà a legittimare i nuovi componenti e l'intero plenum ormai depurato» da chi si è dimesso, «nella prospettiva di una rinnovata garanzia di indipendenza» nei confronti dell'opinione pubblica.

Allo stesso tempo il capo dello Stato, che presiede il plenum non più di una o due volte l'anno, ripeterà il suo j'accuse. Rilancerà quel giudizio severissimo fatto filtrare giovedì scorso quando, indicendo le elezioni suppletive, parlò della necessità di «voltare pagina» per restituire ai cittadini fiducia in un Csm il cui prestigio è stato «gravemente incrinato». E c'è chi sostiene che il discorso di Mattarella potrebbe essere «ben più duro».
Il capo dello Stato non penserebbe insomma, in base a ciò che trapela dal Quirinale, di procedere allo scioglimento dell'intero plenum. Questo perché il nuovo Csm verrebbe rinnovato con le regole attuali, che Mattarella ha sollecitato il Parlamento a cambiare. E perché l'azzeramento bloccherebbe le azioni disciplinari già avviate.
Che la situazione sia estremamente delicata è chiaro a Giuseppe Conte.

Tant'è che il premier, a poche ore dal vertice sulla giustizia fissato per domani, preme sul pedale del freno: «La riforma deve essere meditata bene. Non possiamo intervenire per reazioni emotive, a caldo». E per evitare zuffe tra il giustizialista Luigi Di Maio e il garantista Matteo Salvini, sposta in là il timing, arrivando a pronunciare una frase inedita per il governo giallo-verde: «Per modificare la giustizia ben venga l'apporto delle forze di opposizione in Parlamento».
Conte parla in Francia, a margine della visita al salone internazionale dell'aeronautica di Le Bourget (Parigi), e non nasconde le proprie preoccupazioni dopo lo scandalo che ha terremotato il Csm e l'Associazione nazionale magistrati, rendendo necessario l'intervento del governo per separare giustizia e politica: «Dobbiamo intervenire nel segno di una maggiore cesura, creare una netta demarcazione tra politica e servizio giurisdizionale. Non è ammissibile che ci siano zone di promiscuità e contiguità».
Il premier dà alla sua presa di posizione anche un tono personale: «Questa è una pagina che mi fa particolarmente soffrire, come avvocato e come giurista conosco la grandissima onestà e professionalità della stragrandissima maggioranza dei giudici. Leggere le cronache di questi giorni mi ferisce personalmente. Penso all'imbarazzo che ne deriva a quei giudici che con impegno e onestà si dedicano alla giustizia».
Conte sa bene, e la frenata lo prova, che sarà difficile raggiungere un'intesa tra Lega e 5Stelle. L'unico punto di contatto tra il Guardasigilli Alfonso Bonafede e il ministro della Pa Giulia Bongiorno (incaricata da Salvini di seguire il dossier) potrebbe però essere proprio la riforma del Csm: sia i 5Stelle che la Lega propendono per il sorteggio dei membri togati. Ma non completo, per evitare di ritoccare la Costituzione: il sorteggio potrebbe essere utilizzato per selezionare i candidati e poi ci sarebbe il voto dei magistrati sui nomi estratti.
Per il resto le posizioni sono molto distanti. Sulle intercettazioni, tema diventato caldissimo per quanto svelato dal trojan nel cellulare di Luca Palamara, non c'è neppure l'ombra di un'intesa. «Niente bavagli, divulgare tutto ciò che è di interesse pubblico», è la posizione del Guardasigilli. Bongiorno (e Salvini) invece è per il giro di vite: «Occorre evitare la pubblicazione dei verbali nelle fasi precoci del procedimento e vogliamo il divieto assoluto di pubblicazione di ciò che attiene alla vita privata delle persone. È necessaria anche una sanzione per le cosiddette intercettazioni gossip».
Altro contrasto sul taglio ai tempi delle indagini. Bongiorno vuole «un limite perentorio a tutte le fasi del processo», in particolare alle indagini preliminari. E «in caso di ritardi del tutto ingiustificati da parte dei magistrati» chiede «conseguenze processuali e disciplinari». Bonafede ha invece in mente una riforma più flessibile, con tre scaglioni (sei mesi, un anno e 18 mesi, ma prorogabili) per lo svolgimento delle indagini preliminari, basati sulla gravità dei reati.

Ultimo aggiornamento: 18:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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