M5S

Roma, tre anni di giunta Raggi: consensi M5S dimezzati

Lunedì 17 Giugno 2019 di Lorenzo De Cicco
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IL FOCUS
Come l'alta marea di Venditti, l'onda gialla che nel 2016 si è allungata su Roma, tre anni dopo è scomparsa e si è portata via duecentomila voti: 216.740 preferenze, a essere precisi. È l'effetto Raggi che si è dissolto in trentasei mesi al governo della Capitale, spazzato via nei quartieri centrali dove il Pd sfonda il 40% ma anche nelle periferie dove si gonfiano le percentuali della Lega sovranista di Salvini. Col Movimento che nel frattempo si è sgretolato sotto il peso delle promesse tradite e delle faide interne, perdendo tre municipi per l'implosione delle giunte locali. Due distretti il III di Montesacro e l'VIII della Garbatella sono passati giusto un anno fa al centrosinistra, con i 5 Stelle incapaci perfino di agguantare il ballottaggio, mentre nell'XI municipio due mesi fa il minisindaco stellato è stato sfiduciato dai suoi e ora la circoscrizione del Portuense e di Corviale è commissariata.

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Riavvolgendo il nastro, forse l'ultimo schizzo di quell'onda gialla che si è distesa sull'Urbe è stato quello che ha raggiunto il lungomare di Ostia nel novembre 2017, quando il più grande ente locale d'Italia mai sciolto per mafia è stato conquistato dal M5S dopo tre anni di commissariamento del Viminale. Da lì in poi, Raggi e compagni hanno collezionato una batosta elettorale dopo l'altra. Già l'anno scorso il M5S romano si attestava al di sotto della percentuale nazionale accaparrata da Di Maio alle politiche. E precipitava alle regionali, nonostante fosse stata messa in pista una big come Roberta Lombardi, per riparare i danni. Nonostante lo sforzo dell'ex capogruppo alla Camera del M5S, gli stellati sono crollati al 22% e il Pd romano già segnava il sorpasso, tornando primo partito della città dopo tanti affanni a cominciare dall'harakiri contro Ignazio Marino.
Alle europee del 26 maggio scorso l'arretramento è stato devastante: 17,58%. Un soffio sopra la media nazionale, consolazione magrissima se comparata con la crescita esponenziale della Lega e del Pd nella Capitale. Centrodestra e centrosinistra, si votasse così alle comunali, arriverebbero al ballottaggio senza far toccare palla ai 5 Stelle, che nel frattempo, in un triennio, hanno più che dimezzato i consensi: 412.285 voti al primo turno delle comunali del 2016, 194.545 voti alle europee. Davanti ai numeri della debacle, Raggi ha ribattuto dicendo che «i conti si fanno alla fine», buttando il pallone più in là, sperando di recuperare un po' del terreno perso nei due anni di mandato che le restano in Campidoglio. Ma sa, la sindaca, che serve un cambio di passo. La fase 2 promessa dai suoi comunicatori dopo l'assoluzione per l'affaire Marra non si è vista, dall'8 febbraio manca incredibilmente un assessore all'Ambiente, mentre la crisi dei rifiuti s'ingrossa come i mucchi di pattume affastellati accanto ai cassonetti stracolmi.

GLI IMPEGNI TRADITI
Più delle percentuali grezze a livello cittadino, sono i numeri dei territori a raccontare la crisi a spirale dei Cinque stelle. Messi insieme, i tre municipi persi in tre anni contano più abitanti di città come Bologna o Firenze. E la sconfitta è sempre figlia di promesse tradite: nel III Municipio i grillini fino al 2016 assicuravano lo smantellamento del Tmb del Salario; il mega-centro di trattamento dell'immondizia invece ha chiuso solo perché una notte è bruciato tutto. Nell'XI distretto la giunta è crollata anche per il voltafaccia sullo stadio a Tor di Valle, prima inviso ai 5 Stelle, poi approvato con tanto di accordo coi privati e oggi chissà, Raggi rivaluta il no, ma non è detto. E così, mentre la giunta di Raggi temporeggia e ondeggia, il tempo per portare il cambiamento promesso rischia di essere davvero agli sgoccioli.
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