Padre morto nella lite con il figlio, all'architetto contestato l'omicidio volontario

Domenica 16 Giugno 2019 di Teodora Poeta
Giuseppe Di Martino, l’architetto 46enne di Silvi che giovedì notte ha ucciso suo padre Giovanni per difendere la madre, potrebbe aver raccontato la verità ai Carabinieri. Dall’autopsia, effettuata ieri sul cadavere del meccanico 73enne trasportato in auto dal figlio quando era ormai in arresto cardiaco all’ospedale di Atri, è infatti emerso che ci sarebbero diverse fratture alle vertebre cervicali e toraciche compatibili con una caduta. Ma quelle lesioni potrebbero non essere la causa della morte, perché sul corpo di Giovanni ci sono molti altri segni, anche quello al collo che lo stesso figlio ha ammesso di aver stretto, o alle costole, che confermerebbe il tentativo di rianimarlo. Dall’autopsia, invece, non sarebbe emerso alcun ematoma cerebrale che, al contrario, avrebbe supportato la tesi dell’aggressione.

Al momento, però, non è ancora tutto chiarito. Anzi. Per conoscere l’esito definitivo dell’esame irripetibile disposto dalla Procura, al quale ha partecipato anche il consulente nominato dalla famiglia dell’indagato, bisognerà attendere i canonici 60 giorni per avere i risultati di tutti gli altri esami eseguiti durante l’autopsia. L’accusa, dopo una prima ipotesi più lieve, è quella adesso di omicidio volontario per cui Giuseppe potrebbe aver agito con l’unico scopo di uccidere il padre. Ai Carabinieri ha raccontato di aver sentito gli anziani genitori litigare in casa. Tra loro i rapporti erano ormai tesi da un anno. Era questa la ragione per cui lui aveva deciso di lasciare il Brasile e andare a vivere a Silvi Marina con loro, in quella villetta a schiera in via Dante Alighieri 45, fino alla decisione dell’altro giorno di portar via la mamma e trasferirsi insieme a Domodossola. Ma al padre quella scelta non andava giù. Giuseppe, quindi, l’altra notte, dopo aver sentito per l’ennesima volta urlare avrebbe provato a difendere sua madre.

Tra padre e figlio scoppia una colluttazione. Giovanni cade. Alcuni vicini sentono urlare. Ma nessuno interviene. Giuseppe a quel punto si preoccupa di verificare le condizioni della madre. Dopo, racconta agli investigatori, torna dal padre, ma capisce che ha sbattuto. Non sta bene. Giuseppe dice anche di aver tentato un massaggio cardiaco. Ma non chiama il 118. Carica il padre in auto e lo trasporta all’ospedale di Atri. Ormai Giovanni è in arresto cardiaco. Domani, è stata fissata l’udienza di convalida e il 46enne potrà di nuovo raccontare la sua versione al gip. A difenderlo l’avvocato Nicola De Majo. Ultimo aggiornamento: 13:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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