Italia, i talenti "maledetti": gli azzurri sono belli e tosti

Giovedì 13 Giugno 2019 di Alessandro Angeloni
Roberto Mancini, ct della Nazionale azzurra, dopo la partita contro la Bosnia, quarta vittoria consecutiva in qualificazione Euro 2020, ha provato a fare un bilancio. Non ha dato voti, ha solo detto che era comunque alto. Proviamo a darlo noi: 8/8-. Comunque alto, specie se consideriamo da dove era (eravamo) partito, ovvero dalle macerie della mancata qualificazione al Mondiale in Russia. L’Italia di Mancini, in un anno, ha giocato 13 partite, vincendone 7, pareggiandone 4 e perdendone solo 2, tra l’altro contro la Francia che di lì a poco sarebbe stata campione del mondo in Russia e con il Portogallo, campione d’Europa e neovincitore della Nations League. Ci può stare, no? Quelle che doveva vincere, nelle qualificazioni a Euro 2020 (le avversarie sono quelle che sono, l’Italia nelle sfide pre Europei non perde da tredici anni, l’ultimo ko nel 2006 a Saind Denis contro la Francia, battuta poco prima nella finale mondale di Berlino), le ha vinte tutte e l’ultima, mostrando ciò che fino a ora non aveva mai mostrato a pieno: il carattere, la forza di reagire e la capacità di far valere la propria superiorità tecnica, ribaltando il momento difficile. Ciò che emerge dal successo con la Bosnia è il gruppo, la coesione dei talenti, il recupero di chi, come Insigne (mai Lorenzo aveva realizzato più di una rete con lo stesso commissario tecnico) e Verratti, nelle precedenti gestioni mai coinvolti a pieno, deludendo spesso e volentieri. Il neo, si sa, e lo pensa anche Mancini, pur non preoccupandosi troppo, è la mancanza di un vero bomber. La squadra ha segnato 21 gol con quindici marcatori diversi (gli unici in doppia cifra, Kean, Quagliarella, Insigne e Verratti). Ha provato Immobile, prima ancora Balotelli, poi Quagliarella e Belotti, quest’ultimo in risalita nel gradimento del ct, tant’è che contro la Grecia lo ha riproposto titolare dopo un anno (4 giugno, Italia-Olanda allo Stadium) e l’altra sera è stato funzionale per la vittoria finale, pur entrando nel finale. 
SIMPATIA POPOLARE
Dopo la Nazionale di Conte, quella che è riuscita a ridare entusiasmo e orgoglio a un popolo è proprio la squadra di Mancini. Che ha raccolto una banda di ragazzi simpatici, belli, forti ora anche tosti. Che giocano al calcio, che cercano la finezza. Mancini è riuscito a trasmettere la sua essenza di esteta, ce l’aveva da calciatore e non l’ha tradita da allenatore. Mancio è uno che per un colpo di tacco avrebbe rinunciato a una vittoria. E se all’estetica si abbina la forza di volontà, come l’altra sera contro la Bosnia, il futuro tornerà a sorridere. L’obiettivo di Mancini, il mandato, è il prossimo Mondiale, si sa. Chiudiamo gli occhi e pensiamo ai vari Barella, Verratti, Chiesa, Bernardeschi, Kean, più Emerson, Mancini: si può competere in Qatar? Si può. Ma prima c’è l’Europeo itinerante, il pass è quasi staccato. C’è ancora un anno per riprovare certi esperimenti. Balotelli può rientrare nel giro, dipenderà da lui, Kean dovrà far capire se è un Balotelli o di più. Oppure c’è il piano B: giocare senza attaccante centrale, come successo a Torino, con Insigne e Bernardeschi - a turno - in mezzo. Oppure c’è Belotti, che vuole riprendersi quel posto dopo un’annata azzurra non all’altezza, così come Immobile. Di tempo ce n’è e i giocatori sono tanti. Mancini ha in mano un’Italia come quella di Vicini, dove proprio Roberto era un perno, l’uomo squadra. Quella Nazionale fece sognare ma non riuscì a vincere. Bisogna solo aspettare per capire. Fidandosi, stavolta. Di Mancini e dei suoi talenti “maledetti”.  Ultimo aggiornamento: 11:26


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