Il rancore è dolce come il miele. Goccia dopo goccia ne restiamo quasi estasiati. Nota la sua dolcezza e dolcemente te ne libererai

Giovedì 2 Maggio 2019

Il rancore è dolce come il miele. Goccia dopo goccia ne restiamo quasi estasiati. Nota la sua dolcezza e dolcemente te ne libererai.

La mente custodisce quello che siamo. Sii custode della tua mente per essere serena anche nelle piccole cose.

Un respiro dopo l'altro, dimorando nella chiarezza di una mente aperta, possiamo scoprire che lasciar andare non è altro che un profondo rispetto di sé e degli altri. Un rispetto che lascia essere, al di là delle pretese e critiche.;

Avendo cura della nostra mente, abbiamo cura di noi e degli altri. Se sviluppiamo equilibrio, gentilezza e saggezza saremo una grande risorsa per il bene di tutti./p>  

Essere equanimi non è allontanarsi dalla vita, ma trovare la giusta vicinanza a quello che accade/p>  

Tornare consapevolmente al respiro è tornare alla presenza: una base sicura sempre disponibile su cui possiamo fare affidamento. /p>  

Per salire su un tetto non metteremmo una scala in una buca, ma sul terreno solido. Tuttavia  ci aspettiamo che notando continuamente quello che manca in noi e negli altri ci migliorerà. E' molto più utile l'incoraggiamento che viene dall'amichevolezza e che nota prima quello che c'è. Così potremo arrivare più in alto di quanto immaginiamo.

 

Le opinioni che abbiamo su di noi sono come lo sguardo di qualcuno che non c'è: come dovremmo apparire, come dovremmo parlare, cosa dovremmo pensare, chi dovremmo essere. Coltivando una mente silenziosa, impariamo a liberarci da questo sguardo e gustiamo la pace di non dover essere nulla in particolare.

   

Quando discutiamo, avere ragione o avere torto sono una trappola che incastra. Ma se ascoltiamo consapevoli, possiamo rispondere da un cuore in pace: così possiamo coltivare la nostra libertà e quella altrui.

 

"Io sono fatta così" - "tu sei fatto così" - attaccarci alle idee che abbiamo su di noi e sugli altri ci chiude alla sorpresa del cambiamento, e alla possibilità di liberarci.

 

Quando ci sentiamo confusi o sopraffatti, possiamo sempre fermarci un momento, inspirare ed espirare consapevolmente, prenderci un momento per osservare, e poi agire.

 

Siamo il frutto delle nostre azioni, ma nessuna azione ci determina completamente: abbiamo sempre la possibilità di aprirci, conoscere e liberarci da quello che ci condiziona.

 

La fiducia in se stessi non è arroganza o presunzione, è sapere che possiamo conoscere quello che c'è, e coltivare un cuore libero dalla paura e dalla confusione.

 

Le nostre fragilità sono occasioni preziose di coltivare la gentilezza. Accogliendo i nostri limiti possiamo scoprire il coraggio di un cuore aperto e in pace.

 

Conoscere quello che c'è momento per momento nella nostra esperienza, è coltivare una mente libera: questa è la Via di Mezzo.

 

L'equazione della felicità è capire che la tua identità è formata al 33% da quello che chiami “Io”, al 33% dagli altri, al 33% del mondo che hai vissuto e che vivi… e poi resta un 1% che nessuno sa che cosa sia, ma che lascia aperte le porte del possibile.

 

Ogni volta che dici “io” o “mio”, ti allontani dall’esperienza e osservi il mondo che vorresti ma che non c'è.

 

Non fidarti delle verità: la verità è una costruzione, fidati di quello che accade qui e ora: osserva quello che stai vivendo.

 

Disistima e egocentrismo hanno una radice comune, si basano solo su sul tuo punto di vista. Lascia che la tua identità sia un dialogo con gli altri.

 

Non rallegrarti quando ti lodano, non buttarti giù quando ti biasimano. Nessuno sa chi sei e quanto vali, nemmeno tu. Resta aperta alla vita.

 
Stefano Ventura e Massimo Paradiso - Centro Meditazione Roma - centro di meditazione buddhista laico e secolare Ultimo aggiornamento: 19 Giugno, 07:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA