Google, ricavi in crescita ma sotto le attese. Multa Ue frena gli utili. Titolo giù

Martedì 30 Aprile 2019
Alphabet, la holding quotata a Wall Street a cui fa capo il controllo di Google, ha registrato nel primo trimestre dell'anno ricavi in crescita ma inferiori alle attese degli analisti. Risultato - diffusi ieri a mercati chiusi - che non sono piaciuti agli investitori che in Borsa hanno cominciato a vendere a piene mani i titoli della società che gestice il più grande motore di ricerca del mondo.

Il titolo di Google è arrivato a perdere quasi l'8% oggi a Wall Street dopo i deludenti dati della trimestrale, mandando in fumo circa 70 miliardi di dollari del suo valore di mercato. Il responsabile finanziario del colosso di Mountain View, Ruth Porat, ha puntato il dito soprattutto sulle perdite legate a YouTube con il calo di pubblicità sul sito causato dalle modifiche di recente apportate per combattere le fake news.

I ricavi si sono attestati a 36,3 miliardi di dollari, in aumento del 17% sull'anno precedente, ma al di sotto delle stime degli analisti che avevano indicato una quota superiore ai 37 miliardi. L'utile netto che si attesta a 6,7 miliardi con una flessione del 29%, anche a causa della maximulta decisa dalla Commissione europea.

Al netto della multa Ue, imposta per pratiche anticoncorrenziali nel mercato della pubblicità online, il colosso tech ha visto gli utili scendere a 8,3 miliardi. In termini di utili per azione, si è passati a 9,5 dollari dai 13,33 di inizio 2018; al netto della multa il dato è stato di 11,90 dollari, sopra le attese degli analisti per 10,61 dollari.

Le vendite trimestrali nel segmento Google - che include anche il sito di video YouTube - sono state di 36,17 miliardi, in rialzo dai 30,99 miliardi dei primi tre mesi del 2018. In particolare, le vendite che compaiono a bilancio come «other revenue» e che includono le attività cloud, sono aumentate del 25% a 5,45 miliardi.

I ricavi generati da pubblicità sono stati di 30,7 miliardi, in aumento di solo il 15% rispetto a un anno prima e al di sotto della media del 21% dei precedenti otto trimestri. Il gruppo ha dato la colpa a «variazioni significative» nei tassi di cambio e alla «tempistica di cambiamenti dei prodotti pubblicitari».



  Ultimo aggiornamento: 19:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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