Al Baghdadi, chi è il Califfo dalle sette vite

Lunedì 29 Aprile 2019
Al Baghdadi, chi è il Califfo dalle sette vite

Era il 16 giugno del 2017, quando il ministero della Difesa russo diffuse la notizia che il leader dello Stato Islamico (Isis), Abu Bakr Al Baghdadi, era forse rimasto ucciso il 28 maggio in un raid alla periferia di Raqqa, nel nord della Siria. Ucciso in raid aerei della coalizione internazionale o dell'aviazione irachena, ferito e paralizzato, in fuga tra Mosul e Raqqa, ma poi sempre risorto. Prima di morire davvero nel blitz compiuto dalle forze speciali americane a Barisha, nel nord ovest della Siria, sulla sorte di Abu Bakr al Baghdadi si sono inseguite negli anni talmente tante indiscrezioni e smentite che hanno contribuito a farlo diventare una figura leggendaria. Baghdadi, al secolo Awwad al Badri, nasce da una famiglia sunnita nel 1971 a Samarra, in Iraq, città simbolo dello sciismo, e cresce a Baghdad, dove vive fino al 2004 con due mogli e sei bambini. Nel 2003, durante l'invasione anglo-americana dell'Iraq, Awwad, allora trentaduenne, forma un gruppuscolo armato e si unisce alle formazioni jihadiste. Nel 2004 finisce nelle mani dei soldati americani e viene imprigionato a sud di Baghdad.

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Una volta libero si avvicina ad Al Qaida in Iraq, che diventerà Stato islamico dell'Iraq. Alla morte del capo Abu Omar al Baghdadi, il 18 aprile del 2010, i vertici del gruppo nominano leader proprio Awwad, che prende il nome di Abu Bakr. Un mese dopo, il 16 maggio, annuncia l'alleanza con al Qaida, guidata da Ayman al Zawahiri. Ma poco dopo comincia a sfidare l'autorità del medico egiziano, successore di Bin Laden (ucciso nel 2011). Con l'inasprirsi della guerra siriana nel 2013 e con il ritiro di gran parte delle truppe governative di Damasco dal nord e dall'est della Siria, gli uomini di Baghdadi risalgono facilmente l'Eufrate e prendono Raqqa senza colpo ferire, poi Mosul, la seconda città dell'Iraq, caduta nel giugno 2014. Forte di successi militari ancora inspiegabili contro eserciti descritti come i più potenti della regione, il credito di Baghdadi che ha ormai rotto con al Qaida - e su cui gli Usa hanno intanto messo una taglia milionaria - conquista i cuori di migliaia di giovani disadattati di mezzo mondo in cerca di una ragione per vivere e, soprattutto, morire.

Quindi la consacrazione definitiva con il celebre sermone alla moschea di Mosul che annuncia la nascita dello “Stato islamico. La violenza dell'Isis ben presto inizia a spargersi anche in Europa. Da Parigi a Bruxelles, da Nizza a Berlino, da Manchester a Barcellona, solo per citare i luoghi in cui il fuoco jihadista ha bruciato più vite. Gli attentati, diretti verso civili a caso, vengono compiuti da commando dell'Isis, come nel caso del Bataclan (novembre 2015), oppure da giovani folgorati dalla retorica delirante di Baghdadi, i cosiddetti lupi solitari, se si pensa al tir lanciato sulla folla di Nizza (luglio 2016). Proprio l'onda lunga dei lupi solitari dà nuova linfa ad un Califfato che sul terreno, al contrario, è costretto ad arretrare, sia in Siria che in Iraq, sotto i colpi della coalizione a guida americana da un lato, e quelli della Russia, accorsa in appoggio ad Assad.
 


L'obiettivo principale rimane comunque 'la testa del serpentè e negli ultimi cinque anni al Baghdadi viene dato per morto diverse volte. In un raid iracheno, in uno in territorio siriano, oppure in un ospedale israeliano sul Golan. Anche gli Usa ad un certo punto pensano di aver centrato il bersaglio, affermando di aver colpito il suo convoglio vicino a Mosul, ma non riescono a confermare la sua morte. Stesso discorso per i russi, che ipotizzano di averlo ucciso in un raid vicino a Raqqa. Siamo a giugno 2016. Poco più di un anno dopo, tuttavia, si diffonde un nuovo audio nel quale il Califfo incita i suoi seguaci a continuare la guerra santa. Ad aprile di quest'anno ricompare per la prima volta in video dopo cinque anni: 18 minuti in cui parla della «guerra ai crociati», ma anche di temi d'attualità come la battaglia tra curdi e jihadisti a Baghuz, roccaforte dell'Isis in Siria, combattuta a fine marzo. Secondo i servizi iracheni, è nascosto nel deserto al confine con la Siria. A settembre, un altro segnale: un appello via audio ai suoi ad agire. Sarà l'ultimo, prima del raid fatale

 

Ultimo aggiornamento: 27 Ottobre, 19:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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