«Portami al concerto trap». E la mamma prova a saltare

Mercoledì 24 Aprile 2019 di Raffaella Troili
La felpa gialla fosforescente? Presa. I braccialetti luminescenti, anche. L’hot dog e la birra no, non era giornata. Ma quei genitori che si aspettavano di trovarsi davanti un circo di tatuaggi, denti d’oro, capelli amaranto, mutandoni sopra i pantaloni e “bande di mocciosi” sopra le righe, si sbagliavano. Mamma detective era al concerto di Sfera Ebbasta, intorno ragazzini di varie età scatenati, entusiasti, innocui che saltavano su e giù gridando “skrrt skk”. Qua e là pochi genitori perplessi, immobili come lei, un po’ perché stanchi dopo una giornata di lavoro, un po’ perché al massimo di canzoni ne sapevano tre, un po’ perché fino al rap c’erano arrivati ma la trap segna una linea di confine, la prima, tra generazioni. «Mi sento come dev’essersi sentito mio padre quando venne al mio primo concerto di Renato Zero», pensava mentre guidava. Ormai ci stava dentro con tutti i piedi, mamma detective ormai per nulla intimorita ha provato a saltellare sulle note più orecchiabili riconosciute perché sentite e risentite a casa, tipo «non ci penso e faccio oh oh», ma non stava a suo agio... «Mamma non mi riprendere”»; «mamma forse c’è DrefGold!” (“chi?!?”)», «mamma guarda che Lamborghini che ha?», «ci sono pure i Maneskin». Alla fine, «è stato bellissimo». Ebbasta così.
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