Pesca a strascico nell'area protetta di Torvaianica: multa di 4 mila euro

Venerdì 22 Marzo 2019
Avevano gettato la rete e la stavano trainando sul fondo del mare nell’area marina protetta di Tor Paterno, a Torvaianica, per garantirsi una pesca ricca di prodotti, ma sono stati fermati in tempo dalla squadra navale della Polizia e da una vedetta della Guardia costiera. Gli agenti dell’ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico della Questura, diretto da Massimo Improta, erano in servizio a quattro miglia e mezzo dalla costa, proprio sullo specchio d’acqua di Tor Paterno, quando hanno scoperto la barca che stava pescando a strascico. Una pratica vietata dalla legge in particolare in un’area marina protetta dove avrebbero potuto distruggere le posidonie oceaniche, le gorgonie rosse, i coralli neri, ma anche tante specie di pesce come la murena, la rana pescatrice e la spigola che popolano le secche.
La squadra nautica insieme a una unità navale della Guardia Costiera ha abbordato il peschereccio, scortandolo fino a Fiumicino. Arrivati in porto l’equipaggio dell’imbarcazione ha dato in escandescenze. Per calmare gli animi è stato necessario l’intervento di tre volanti della Polizia di Stato del Commissariato di zona. Al termine dell’operazione al comandante e all’armatore della motopesca è stata fatta una multa di quattromila euro. La rete utilizzata è stata sequestrata e al comandante sono stati tolti 6 punti dalla licenza di pesca. Non è la prima volta che in quello specchio di mare, dove per la sola pesca ricreativa è necessaria un’autorizzazione, persone senza scrupoli cercano di gettare reti per accaparrarsi prodotti anche rari.
Quasi un anno fa, a giugno 2018, la guardia costiera di Fiumicino riuscì a individuare all’interno del “perimetro proibito” quattro chilometri di reti posizionate abusivamente, senza alcuna segnalazione e quindi difficilmente riconoscibili. Nessun pesce era ancora rimasto intrappolato. Le reti rappresentavano un grosso pericolo anche peri tanti sub che si immergono proprio in quell’area. Quasi 6 anni fa Roma Natura, l’Ente regionale che gestisce la riserva più ricca del Tirreno centrale, aveva circondato l’area con una quarantina di tripodi, una sorta di scogli artificiali, a protezione della zona protetta. Sistemati intorno agli scogli veri, avrebbero dovuto bloccare e far impigliare le reti a strascico, impedendo danni irreparabili per la fauna e la flora dell’area protetta. Tuttavia c’è sempre chi riesce in qualche modo a farla franca. Per anni la zona è stata presa di mira dai pescatori di frodo. Poi con l’istituzione della riserva sono aumentati i controlli della polizia e della Guardia Costiera.
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