Inter-Napoli, tifoso morto, capo ultrà ammette: «Ho partecipato agli scontri»

Lunedì 21 Gennaio 2019

Non ha fatto scena muta, come si era ipotizzato dato la sua fama di leader della frangia più violenta della curva, ma rispondendo ad alcune domande e con dichiarazioni spontanee Nino Ciccarelli, il capo dei Viking nerazzurri, ha ammesso davanti al gip Guido Salvini la sua partecipazione agli scontri di Santo Stefano, prima di Inter-Napoli.

Un interrogatorio nel carcere milanese di San Vittore, durato circa un'ora, e nel quale, però, lo storico capo ultrà, arrestato quattro giorni fa, non ha voluto parlare di presunti ruoli organizzativi in quell'agguato contro i supporter napoletani, costato la vita a Daniele Belardinelli, travolto da una o due auto. Nel frattempo, in carcere deve rimanere anche Marco Piovella, detto il Rosso, ritenuto il capo del gruppo Boys della curva interista e un altro dei sei arrestati per rissa aggravata nell' inchiesta della Digos, coordinata dall'aggiunto Letizia Mannella e dai pm Rosaria Stagnaro e Michela Bordieri.

Lo ha deciso il Tribunale del Riesame (Tacconi-Amicone-Alonge, motivazioni tra 30 giorni), che ha confermato la misura cautelare anche per Francesco Baj e Simone Tira, i primi arrestati assieme al 21enne Luca Da Ros, che ha ottenuto i domiciliari facendo, tra gli altri, i nomi proprio di Piovella e Ciccarelli. In via Novara, a meno di due chilometri da San Siro, dove ci fu l'assalto alla carovana di auto dei napoletani, «ci sono arrivato per caso», ha ribadito Ciccarelli, difeso dal legale Mirko Perlino. «Ho visto da lontano gli scontri - aveva già messo a verbale in Questura il 49enne, con 12 anni di carcere alle spalle, il 30 dicembre - e mi sono unito ai miei amici per partecipare ai tafferugli».

Aveva già ammesso anche di essersi ferito al naso e ad una guancia durante la guerriglia, colpito al volto «con un'asta» da un napoletano, mentre per alcune ferite da arma da taglio, come quella ad una coscia, aveva sostenuto di essere caduto su «dei cocci». Una versione che non ha convinto il gip, così come la sua presenza casuale sul luogo degli scontri. E se Da Ros ha indicato il capo dei Viking tra i presenti al pub 'Cartoons' dove si sarebbero radunati gli ultras prima della «azione militare», Ciccarelli ha negato o non ha risposto alle domande sul blitz che per i pm sarebbe stato «pianificato».

E ha raccontato di non aver visto il momento dell'investimento del «mio amico Dede», spiegando di aver solo sentito delle «urla», di aver visto un «corpo a terra» e poco dopo «due macchine» allontanarsi. Alessandro Martinoli, intanto, ultrà del Varese che era con altri a un incontro «preparatorio» a casa di Belardinelli a Natale, ha chiesto, tramite l'avvocato Laura Cerri, i domiciliari, dopo le ammissioni davanti al gip.

E un'istanza sarà presentata anche dalla difesa di Ciccarelli. E se tutti gli identificati sono anche indagati per omicidio volontario, sono quattro le auto sequestrate a Napoli su cui si stanno facendo verifiche, mentre a diversi ultras partenopei, nel frattempo, sono stati comminati Daspo. Non sono ancora conclusi, infine, gli accertamenti autoptici sul corpo di Belardinelli (30 giorni per la relazione) e la vedova ha nominato un legale, Paolo Bossi, per costituirsi parte civile nel futuro processo.

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