LUIGI DI MAIO

Reddito di cittadinanza cambia, potrà andare alle imprese

Sabato 24 Novembre 2018 di Andrea Bassi
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Luigi Di Maio
Luigi Di Maio dice che sei milioni di “tessere” per erogare il reddito di cittadinanza, l’assegno da 780 euro al mese, sono già in stampa. Un modo anche per esorcizzare le continue voci di un possibile slittamento del provvedimento. Ma la vera novità legata alla principale promessa elettorale del Movimento Cinque Stelle, è l’apertura da parte dei grillini a versare i soldi non direttamente a chi si trova in condizioni di bisogno, ma alle imprese che con quegli stessi fondi potrebbero formare e far lavorare chi vive al di sotto della soglia di povertà. «Pensare che un’impresa assuma chi percepisce il reddito di cittadinanza e che quel reddito venga trasferito all’impresa credo sia una buona idea per favorire l’occupazione», ha detto ieri il capogruppo al Senato del Movimento Stefano Patuanelli. I grillini però, vogliono non solo che le imprese formino i lavoratori, ma che alla fine li assumano. Un segnale comunque importante. Per le imprese, innanzitutto, che hanno sempre visto il reddito come un sussidio improduttivo. «Noi», dice il direttore generale di Confindustria, Marcella Panucci, «come sistema siamo pronti a fare la nostra parte, ma bisogna immaginare delle condizioni e dei meccanismi per cui non ci siano alibi: chi rifiuta più di un’offerta di lavoro deve perdere il diritto al reddito». 

IL SEGNALE
È un segnale anche per la Lega. E non solo perché tra i primi a formulare la proposta è stato il consigliere economico di Matteo Salvini, e sottosegretario alle infrastrutture, Armando Siri, ma anche perché messa in questo modo la formulazione del reddito diventa digeribile per l’elettorato del Nord. «È un cambio di paradigma», spiega Siri, «in questo modo il reddito diventa una misura per il lavoro che evita il rischio di una frattura nel Paese. Adesso», dice il sottosegretario, «dobbiamo sederci tutti attorno a un tavolo e scrivere il provvedimento». Ma alla base della “svolta” grillina c’è soprattutto il timore che la crisi con l’Europa innescata dalla procedura d’infrazione, possa deflagrare portando ad una crisi non facilmente controllabile. Erogare il reddito alle imprese, infatti, trasformerebbe la misura da una spesa per un sussidio ad una vera e propria decontribuzione, quello sconto sul costo del lavoro considerato da Bruxelles e dagli altri organismi internazionali, come una delle principali riforme necessarie a dare slancio all’economia italiana. Intanto che questa sorta di “clausola anti-sommerso” veda la luce, i tecnici del Movimento Cinque Stelle continuano a limare la proposta che dovrà essere trasformata in un decreto legge o forse, in un emendamento alla manovra. Uno dei nodi ancora non completamente sciolti, è quello della platea dei beneficiari e dell’importo dell’assegno che sarà definito nella cosiddetta «scala di equivalenza». Secondo le simulazioni i beneficiari totali del reddito dovrebbero essere 6,7 milioni di persone, compresi 1,2 milioni di minori, “contenuti” in 2,2 milioni di famiglie. Per i single l’assegno sarebbe di 780 euro al mese, per una coppia senza figli di 936 euro, per una coppia con un figlio di 1.014 euro, con una coppia con due figli si salirebbe a 1.092 euro, fino ad arrivare a 1.170 euro per una coppia con te o più figli. In queste ore, però, si starebbe discutendo sull’assegno alla coppia, che potrebbe salire fino a mille euro, una cifra più semplice da comunicare. 

I REQUISITI
Gli altri requisiti per accedere all’assegno sarebbero confermati. Ne avrà diritto chi ha un Isee inferiore a 9.360 euro. Si avrà diritto anche se si posseggono immobili ulteriori rispetto alla prima casa del valore massimo di 30 mila euro. Per chi ha un’abitazione di proprietà, l’importo dei 780 euro sarà ridotto di un «affitto figurativo» che partirà da 280 euro. Il beneficio verrebbe corrisposto per 18 mesi rinnovabili, se ci sono le condizioni, per altri 18 mesi. Nella proposta originaria era previsto che il beneficiario del reddito potesse rifiutare fino a tre proposte di lavoro definite “congrue”. Nella nuova versione si potrebbe rifiutare al massimo una sola proposta. Non è ancora chiaro, invece, cosa accade se i Centri per l’impiego non riusciranno a trovare nemmeno un’offerta di lavoro. Se cioè, in quel caso, si conserverà il diritto al reddito oppure no. L’erogazione direttamente alle imprese dell’assegno, potrebbe limitare fortemente questi casi.

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