Il decreto Genova è legge: ok Senato. Toninelli alza il pugno in aula, è bagarre

Giovedì 15 Novembre 2018
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Cala il silenzio sull'arena del Senato, finalmente placata, ed è un minuto in memoria delle 43 vite interrotte dal crollo del ponte di Genova tre mesi fa. Finisce così il match sul decretone che prova a dare risposte e soldi alla città orfana del viadotto Morandi e alle terre del centro e sud Italia ancora ferite dal terremoto. Palazzo Madama ha approvato il testo con 167 sì, 49 no e 53 astensioni. 

Senato, torna il condono per Ischia: emendamento bocciato. Sette M5S non votano
Il Movimento caccia De Falco, ma sono almeno 15 i dissidenti

Quindi, legge sia. Nonostante quel condono a Ischia - che si è 'guadagnatò sul campo la definizione di «porcata» - abbia travolto la maggioranza per la prima volta. E nonostante il mancato voto di 10 senatori 5Stelle (recidivi o assenti) e l'astensione di Forza Italia, passata in un giorno dal no al condono tombale al 'liberi tuttì. Fino alle urla incrociate contro il ministro alle Infrastrutture Danilo Toninelli per un pugno alzato a fine voto, bollato come esultanza per il condono e offesa alle vittime. ​

Ma lui si difende: «Ho gioito per i genovesi». Cerca, invano, di gestire l'emiciclo il presidente del Senato Casellati che alla fine sentenzia amara: «Quei 43 morti pesano sulla coscienza di tutti: francamente avrei desiderato un'Aula diversa...». Le prime scintille scoppiano con Matteo Renzi, 'incaricatò dal Pd di spiegare le ragioni del voto: «Avete gettato fango sulle opposizioni, non abbiamo approvato la concessione ad Autostrade». Poi il colpo secco: «C'è un incredibile compromesso FI-M5s che, in nome del condono a Ischia, cancellano la parola onestà». A ruota Forza Italia che punzecchia Toninelli: «Ministro, mi segue? Sta giocando con il cellulare?», chiede Sandro Biasotti. Seguono accuse sui pochi aiuti per Genova, sulla Gronda che non c'è, fino ai cori 'dimissioni dimissionì.

Casellati minaccia la sospensione. La proclama quando la capogruppo di FI Anna Maria Bernini denuncia il pugno chiuso esibito dal ministro a fine votazione e scoppia la bagarre. Intanto, il governo del cambiamento porta a casa un'altra legge e archivia la prima prova di forza dell'alleanza. Ma il test non è perfettamente riuscito. Era andata meglio alla Camera: il provvedimento aveva incassato il sostegno di Lega, 5S e Fratelli d'Italia (in tutto 284 consensi) e i «no» di Pd e gruppo misto. Stessi schieramenti al Senato che ha chiuso la partita con 167 voti favorevoli.

Tanti quanti i numeri della maggioranza a Palazzo Madama. Eppure a contarli, questi non sono 'purì. Dentro, ci sono i sì di Fratelli d'Italia («Abbiamo votato per amor di Genova», chiarisce Giorgia Meloni) mancano 8 leghisti (assenti giustificati, per congedo o missione) ma soprattutto mancano 10 voti tra dissidenti o assenti: da l'ex marinaio Gregorio De Falco a Paola Nugnes, da Elena Fattori a Saverio De Bonis. Il primo si giustifica: «Non ho fatto in tempo a votare. Tutto sommato meglio così, era destino». Ma anche ieri aveva votato controcorrente, per dire no al condono tombale a Ischia. La questione è nell'articolo 25 della nuova legge, vergogna suprema del governo e del vicepremier Di Maio secondo il Pd.

Lui si smarca: «Non ho nessun interesse personale, nessun conflitto di interessi», e insiste: «Non c'è nessun condono». Forza Italia invece manda giù la versione dell'articolo 'correttà dal governo e va avanti, in nome della specificità di Ischia. Mentre in commissione aveva difeso il no al condono tombale approvando un emendamento di Urania Papatheu identico a quello di De Falco che invece era stato bocciato. Toni diversi nell'esecutivo. Soddisfatto per le promesse mantenute («Non avrei mai abbandonato la città in ginocchio»), il premier Giuseppe Conte: «Il governo è al vostro fianco, Genova si rialza», twitta.

Fa i conti il ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro: «Destiniamo 300 milioni alla città e altri 500 con la manovra. Ci sono le misure per la ricostruzione, gli sfollati, le imprese e le infrastrutture», assicurando che «sulle responsabilità andremo fino in fondo». Ne approfitta il commissario straordinario di Genova Marco Bucci che, «con pieni poteri», traccia la road map per il ponte che verrà: tra fine novembre e inizio dicembre si saprà chi abbatterà il Morandi, a metà dicembre la demolizione, ad aprile comincerà la ricostruzione. Chi la eseguirà è il super rebus che nemmeno la nuova legge risolve.

Ultimo aggiornamento: 16 Novembre, 00:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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