Migliaia di ponti “scaduti” in Italia, ecco la mappa di quelli a rischio

Lunedì 20 Agosto 2018 di Mauro Evangelisti
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ROMA Ci sono tremila chilometri di ponti e viadotti, in Italia, da monitorare e per cui prevedere manutenzione, anche straordinaria. Meglio: una percentuale molto alta di queste opere fu costruita tra gli anni Sessanta e gli anni Novanta, quando c’erano differenti tecniche di costruzione, quando la mole di traffico era assai meno rilevante e quando soprattutto non esisteva ancora il concetto di «durabilità». Si costruiva un ponte o una scuola, in un periodo in cui il Paese correva grazie al boom economico e agli investimenti pubblici, e si dava per scontato che non sarebbero mai deperiti soprattutto se si usava il cemento armato. Ricorda il professor Mario Paolo Petrangeli (progettista di importanti ponti e già docente alla Sapienza: «Si pensava che quelle opere sarebbero durate in eterno. Poi, però, sono arrivati i problemi, ed è stato introdotto il concetto di durabilità: chi costruisce deve assicurare una vita nominale per 50 anni, deve assolvere alle sue funzioni con la manutenzione ordinaria per mezzo secolo. Dopo, si deve intervenire con la manutenzione straordinaria, o anche con la ricostruzione».

MONITORAGGIO
Problema: al di là della peculiarità della storia del Ponte Morandi, è come se oggi in Italia si ritrovasse con la scadenza di un’enorme cambiale. Ha superato i 50 anni di vita una parte consistente delle opere pubbliche. Inizia anche di qui, oltre che dallo choc per la tragedia di Genova, la richiesta del Provveditorato delle Opere pubbliche, che fa capo al Ministero delle Infrastrutture, a Regione, Province e Comuni di inviare un elenco delle opere infrastrutturali in cui si spieghi lo stato delle manutenzioni. Contro questa richiesta, a cui andrebbe data risposta in 10 giorni, si è già espresso il presidente dell’Anci, Antonio Decaro (sindaco di Bari) che ha sottolineato il poco tempo a disposizione; mentre il Ministero delle Infrastrutture ha parzialmente smentito, sostenendo che si trattava solo di una circolare. Ma quello che conta è altro: è vero che in Italia c’è un patrimonio di opere che sta superando il mezzo secolo di vita e che ciò che ritenevamo eterno, ora ha una data di scadenza. Prova ne sia che, anche se con cause differenti, negli ultimi cinque anni sono crollati dieci ponti («ma guardi che lo stesso problema lo stanno vivendo anche le altre nazioni, dagli Stati Uniti al Regno Unito» fa notare Petrangeli).

ATTENZIONE
Questo è il quadro di partenza, dunque. Ma dove bisogna rivolgere principalmente l’attenzione? Nella Capitale gli esperti indicano alcune opere: in primis il viadotto della Magliana, del 1950, come tutte le opere in cemento armato di quel periodo ha bisogno di manutenzione, dicono gli esperti. Roberto Morassut, per anni assessore all’Urbanistica nel Comune di Roma, indica il caso della tangenziale di San Lorenzo, datata 1971, che non ha neppure le corsie di emergenza. Nel decennio scorso fu prevista la demolizione e preparato un progetto alternativo, una sorta di tubo sotterraneo in collaborazione con ferrovie, che sarebbe arrivato fino ad Arco di Travertino. «E’ una storia che mi ricorda quella della Gronda di Genova - dice Morassut, parlamentare Pd - contro questa idea si mobilitarono comitati di quartiere e non se ne fece nulla».

E se vi sono grandi opere come l’E45, con i suoi giganteschi viadotti tra Umbria e Romagna, che sono costantemente oggetto di lavori, altre in perenne crisi come le autostrade siciliane, nel resto di Italia l’elenco delle opere da sorvegliare è lunghissimo. Alcuni esempi: in Valtellina c’è l’azione di monitoraggio dei viadotti esistenti e l’amministrazione provinciale di Sondrio ha deciso lo stanziamento di 500 mila euro per il consolidamento del ponte di Stazzona del 1912. In Abruzzo sono sorvegliate le due autostrade dirette a Roma, l’A24 e l’A25. Non solo: è già stato chiuso il Ponte Nuovo sul Sangro, che collega Lanciano con l’Area industriale dove si produce i Ducato della Fca, mentre nel centro di Sulmona è vietata la sosta su un altro ponte progettato da Morandi. A Rieti c’è molta attenzione su un ponte in calcestruzzo di via Loreto Mattei, realizzato negli anni Sessanta, i cui ultimi lavori di manutenzione risalgono a diciassette anni fa. In Umbria hanno calcolato che per le scuole andrebbero spesi almeno 125 milioni di euro; a Terni, in particolare, si auspica la manutenzione e il completamento della Orte-Civitavecchia, mentre sono considerati a rischio diversi viadotti, in particolare a Toano. Tornando nel Lazio, a Sabaudia, in provincia di Latina, Ponte Giovanni XXIII, progettato da Morandi, necessita interventi urgenti. Ma ponti sotto osservazione ce ne sono anche a Formia, a Terracina Circeo fino ad arrivare al viadotto della Frosinone Mare, da poco riaperto solo alle auto. Nel Viterbese un monitoraggio eseguito all’inizio del decennio dalla Provincia ha annotato deterioramenti nel ponte dell’Abbadia (Acquapendente) e in quello di Lubriano. Piccole opere, certo, ma che raccontano quanto sia vasto il patrimonio su cui si dovrebbe intervenire, fino ad arrivare, ad esempio, al ponte di Benevento, anch’esso progettato da Morandi, chiuso dal sindaco Clemente Mastella.

Ultimo aggiornamento: 11:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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