Pakistana uccisa perché vuole sposare un italiano, i precedenti da Hina a Sanaa

Sabato 21 Aprile 2018
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Pakistana uccisa perché vuole sposare un italiano, da Hina a Sanaa ecco i precedenti
Il caso di Sana Cheema, la ragazza pakistana uccisa oggi nel suo Paese perché intenzionata a sposare un italiano è solo l'ultimo di una lunga serie di drammi aventi come protagoniste giovani donne vittime di violenze da parte di famigliari solo per aver fatto scelte a loro invise.



Nel 2006 fa molto scalpore il caso di Hina Saleem, 20enne pakistana uccisa a Sarezzo in provincia di Brescia l'11 agosto dal padre Mohammed Saleem, condannato a 30 anni di carcere. La giovane viene sgozzata e sepolta nel giardino di casa. Anche il questo caso si individua il movente nelle sue abitudini giudicate dall'uomo troppo occidentali. Dieci anni più tardi la madre smentisce questa tesi parlando di «bugie» e perdonando il marito.



Il 15 settembre 2009 viene uccisa Sanaa Dafani, 18enne di origine marocchina ammazzata dal padre Fatoui Dafani mentre si trova in auto con il fidanzato italiano. Anche il giovane resta ferito alle braccia nel tentativo di difenderla.



Nel maggio 2012 Kaur Balwinde, indiana di 27 anni, viene strangolata e gettata nel Po dal marito, Kabir Singhj, 36, perché veste troppo all'occidentale. Il corpo di Kaur Balwinde affiora nei pressi di Isola Serafini (Monticelli d’Ongina) il 27 maggio. 



Il 16 aprile 2016 a Brescia scoppia il caso di Jamila, una ragazza pachistana di 19 anni bellissima che rifiuta il matrimonio combinato con un cugino in Pakistan scelto dai suoi famigliari per ragioni meramente economiche. «Temo di fare la fine di Hina», confida la giovane a un'insegnante che solleva il velo su una storia di pressioni e violenze psicologiche. Jamila viene constretta a non uscire di casa perché troppo avvenente. Alla fine, grazie anche al clamore della sua storia, si riapproria del proprio destino.  Ultimo aggiornamento: 13:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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