GOVERNO

Fi nel caos, Brunetta pensa all'addio. Berlusconi: costretti a restare in gioco

Domenica 25 Marzo 2018 di Emilio Pucci
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«Ma ora Salvini e Di Maio rispetteranno il patto?». Il leader del Carroccio dopo l'incoronazione di Casellati alla presidenza del Senato è andato a via del Plebiscito per rassicurarlo, ma Berlusconi teme che dopo l'elezione dei vertici istituzionali inizi un altro match e in una nota sottolinea che la vicenda del governo è tutt'un'altra storia. Da qui l'interrogativo. «Io nella partita voglio starci, non mi tiro indietro. Vediamo se mi sfilano loro», si è confidato con i fedelissimi. Del resto quell'insistenza a cercare un contatto con Di Maio, consigliato anche da Letta, era legata soltanto ad avere garanzie ben precise. Garanzie che in un eventuale governo con dentro il Pd avrebbe ottenuto facilmente, soprattutto se ci fosse stato Romani a presiedere palazzo Madama. Ora invece...

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La preoccupazione del Cavaliere è che nasca un esecutivo contro di lui e di finire nel mirino dei pentastellati. «E' andata così, era l'unica scelta da fare. Abbiamo portato a casa la seconda carica dello Stato», prova a vedere il bicchiere mezzo pieno. Lo stato d'animo non è dei migliori ma l'ex premier ai big azzurri ha ripetuto di volersi fidare di Salvini. Lo scontro durissimo dopo la mossa del partito di via Bellerio di virare sulla Bernini (in FI c'è chi dice che sia stata pensata da Calderoli) di fatto è già acqua passata. Entrambi i leader hanno preso una pausa di riflessione ma Berlusconi, spiegano i suoi, è consapevole che soltanto facendo parte del governo potrà essere ancora al centro della scena politica ed avere la possibilità di tutelare sé stesso e le sue aziende.

IL DOCUMENTO
Tuttavia il partito è una pentola in ebollizione. Tornano le ormai consuete accuse a Ghedini di essere di fatto una quinta colonna leghista, mentre Licia Ronzulli è impegnata a mediare. «Sono felice della scelta della Casellati», dichiara a caldo Brunetta. Poi però, davanti ai deputati riuniti, lo sfogo comprensibilmente commosso del capogruppo uscente, arrivando ad evocare alla fine un suo possibile approdo nel gruppo Misto: «E' finito tutto», si è lasciato andare Brunetta, «si va verso Lega-M5S, è terminata la nostra storia». Carfagna e Gelmini lo hanno stoppato: «Non drammatiziamo, sta a noi rilanciare FI». Martedì ci sarà una riunione per votare i capigruppo ed è è partita la conta interna. Ieri un documento ha raccolto, dice uno dei sottoscrittori, più della metà della pattuglia forzista a Montecitorio.

Si fa riferimento alla «delicata» fase politica. Come a dire che la strategia portata avanti è stata sbagliata e che bisogna cambiare. «Vorrei tranquillizzare i tanti o pochi malpancisti che puntano a prendere il mio posto di presidente dei deputati azzurri: non ho alcuna intenzione ha messo le mani avanti Brunetta - di fare per altri 5 anni un mestiere così difficile». E' cominciata di fatto l'operazione partito unico. Tra tensioni e malumori. «Immagino una federazione tra Fi, Lega e Fdi, con organismi veri di decisione, per arrivare, poi, a un partito unico, vero, come quello dei Repubblicani», dice molto chiaramente Giovanni Toti a Maria Latella su Sky. «Abbiamo un leader di un partito che non è il nostro», allargano le braccia molti deputati e senatori. Il refrain è che Berlusconi si è consegnato a Salvini. Il che tradotto vuol anche dire che per parlare eventualmente di ministeri e di sottosegretari ora occorrerà fare riferimento al capo leghista: «Anche per fare il coordinatore bisognerà chiederlo a Salvini!».

I DUBBI
Lo stesso Berlusconi non nasconde i suoi dubbi per la direzione impressa dopo l'accordo con M5s ma ha fatto, dicono i suoi, di necessità virtù. Romani e Brunetta hanno invano chiesto al Cavaliere di evitare compromessi. «Dovevamo dire a Salvini di votarsi la Bongiorno. Accusare lui di aver rotto l'alleanza, invece ci siamo piegati». In tanti hanno consigliato al presidente di FI di optare perlomeno per un quarto nome. Era spuntata anche l'ipotesi Malan, uno dei berlusconiani di ferro a palazzo Madama. Ma poi è stato Ghedini, su assist di Meloni e Salvini, a rilanciare spiega chi ha partecipato al vertice di palazzo Grazioli tra i leader - il nome della Casellati.

Berlusconi dopo lo schiaffo di venerdì è uscito dall'impasse dando il via libera. Ma decisiva è stata la telefonata tra Salvini e Di Maio. Per la strategia da mettere in campo in vista del governo ora sarà decisivo il solito pranzo di famiglia ad Arcore di domani. La paura è che cominci una guerra alle aziende. Chiuso il canale con il Pd, ci sarà da sperare nella leadership di Salvini e nell'azione di Mattarella. «Ma intanto sui territori si lamentano i forzisti è partito l'assalto. Stiamo per scomparire. Speriamo solo di non fare la fine dei maroniani». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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