Santo Domingo, italiano ucciso a calci e pugni: arrestato un uomo

Domenica 4 Febbraio 2018
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«Vogliamo sapere cosa è successo a nostro padre, vogliamo risposte certe» dicono da Santo Domingo due dei tre figli di Vittorio Giuzzi, il 76enne bresciano di Montichiari ucciso in una rapina in casa la notte tra il 31 gennaio e il primo febbraio. Era nella sua abitazione a San Juan Batista de la Maguana, cittadina di tremila abitanti la cui economia si basa prevalentemente sull'agricoltura e dove l'uomo viveva da 15 anni. La Polizia ha arrestato un dominicano che avrebbe agito da solo e sarebbe stato bloccato già il giorno successivo all'omicidio. Una notizia, anticipata da un figlio della vittima, e confermata da fonti della Farnesina. L'arrestato avrebbe già confessato senza però spiegare il motivo del suo gesto omicida. «Ma di più per ora non ci è stato detto. Dobbiamo ancora aspettare» il racconto dei parenti del pensionato bresciano. Il rapinatore sarebbe entrato da solo nell'abitazione di Vittorio Giuzzi in piena notte colpendo il proprietario di casa con calci e pugni fino ad ucciderlo. Forse perché aveva tentato di difendersi.

Due figli dell'uomo, il 30enne Danny e il 37enne Mirko arrivati nella serata di sabato nella Repubblica Dominicana, stanno aspettando il via libera per riportare la salma del padre in Italia dopo la cremazione che avverrà a Santo Domingo. «Da due anni non vedevamo nostro padre che è tornato in Italia quattro o cinque volte da quando è andato via», spiega Matteo, il terzo figlio che vive in Svizzera. Le ceneri saranno poi tumulate nel paese bresciano di Montichiari dove Giuzzi, 17esimo di 18 figli (la madre era stata premiata in persona da Benito Mussolini per prolificità) è nato. Nel bresciano ha abitato fino a 15 anni fa quando, dopo aver maturato la pensione da camionista, si è trasferito nella Repubblica domenica per coltivare caffè, avocado e fagioli. Separato, aveva una relazione con una donna dominicana.

«Voleva tornare in Italia entro due anni, il suo progetto era chiaro», racconta Matteo, 34 anni. Il padre, secondo le informazioni della famiglia, aveva manifestato l'intenzione di cedere alcuni appezzamenti di terra che aveva acquistato nel corso della sua esperienza all'estero. Le trattative erano state avviate con alcuni imprenditori locali e nella cittadina di San Juan Batista de la Maguana tutti sapevano delle possibilità economiche dell'italiano. «Papà non ha mai però avuto problemi in questi anni», assicura il figlio, e al momento non è chiaro se l'omicidio sia avvenuto per motivi legati proprio alla cessione dei campi. «Era una brava persona e ha fatto tanto per quella gente - ha raccontato - Aveva insegnato nuove tecniche di coltivazione e dall'Italia era riuscito anche a farsi mandare un'ambulanza che veniva utilizzata dal locale ospedale».

Ultimo aggiornamento: 5 Febbraio, 21:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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