“Vino veritas”, sul palco la vita di Joe Bastianich: «Mi racconto con chitarra e bicchiere in mano»

Venerdì 12 Maggio 2017 di Rita Vecchio
Joe Bastianich

«Il restaurant man? Una creatura estinta». Parole, in “Vino Veritas”, niente meno che di Joe Bastianich, alla vigilia della partenza della sua nuova sfida. Un calice di vino. Uno spazio scenico per raccontarsi. E tanta musica. Perché per lui non c’è solo Masterchef. Sarà dal 22 maggio al Teatro Franco Parenti di Milano con “Vino Veritas”, dieci appuntamenti che caratterizzeranno la prima experience teatrale del famoso restaurant man. «Perché raccontarmi? Perché costa meno che andare da un terapista», dice ridendo. «L'ho concepito come un progetto tutto italiano e come un'idea diversa: assaggiare il vino mentre c’è uno spettacolo teatrale, è una cosa originale che ti mette a nudo. È una sfida. Mi piacerebbe portarlo in giro per l’Italia, anche in altri teatri». Una decina di brani, tra inglese ed italiano, scritti per l’occasione che faranno a staffetta con storie personali e intime che con l’aiuto di bel bicchiere di vino possono essere raccontate con schiettezza.

Voce e chitarra, la presenza degli strumenti acustici come il violoncello e la batteria, faranno da supporto al canovaccio dello spettacolo. Il pubblico ascolterà, interagirà (anche attraverso il canale social di Instagram «E io riporterò in diretta commenti più belli e originali». ) con lui e degusterà alcuni tra i vini più rappresentativi della Cantina Bastianich. «Il vino ha da sempre accompagnato la mia vita professionale e privata, portandomi sulla strada giusta. Ho conosciuto mia moglie, ho trovato un lavoro, e ho fatto la mia vita ricca di passioni. Mi dà felicità. Ti fa raccontare le cose che vorresti tenere nascoste che sono le cose più belle di te. Che ti descrivono meglio. E che conducono verso la verità». Uno spettacolo che, se da una parte non porterà all'incisione di un disco, dall'altra è un primo "passo" verso un progetto di più ampio respiro, ancora work in progress, che racconterà la sua storia: «Io nato a New York, figlio di immigrati italiani: vorrei descrivere la prostettiva americana di un pezzo di cultura italiana che ho vissuto in prima persona». 

«Quanto mi ha aiutato Masterchef? Tanto. Cerco di sfruttare il lavoro che faccio per fare le cose che mi piacciono e senza la popolarità non sarebbe stato possibile. La fortuna di avere un pubblico mi ha dato la credibilità giusta per cimentarmi in progetti come questo». 

Ultimo aggiornamento: 13:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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