ROMA

Roma, corruzione nella Asl, il titolare del centro medico arrestato: «Un giorno di questi mi metteranno dentro»

Venerdì 17 Marzo 2017 di Michela Allegri
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Era consapevole di stare infrangendo la legge, l'imprenditore Mario Dionisi, arrestato due giorni fa per corruzione. «Un giorno di questi me metteranno in galera», dice per telefono a un amico, senza sapere di essere intercettato. «Ho un incontro per rifare gli agganci», racconta invece poco prima di incontrare il consigliere regionale Paolo Sbardella, indagato per finanziamento illecito. Per il pm Corrado Fasanelli, Dionisi avrebbe pagato tangenti a un dirigente della Asl Roma 1, per fare in modo che il suo centro analisi, la “Diagnostica Medica” di piazza Risorgimento, avesse un trattamento di riguardo. L’inchiesta, svolta dai carabinieri del Nas, conta 19 indagati, di cui 9 sottoposti a custodia cautelare. Oltre all’imprenditore, a Regina Coeli sono finiti anche Maurizio Ferraresi, presidente della commissione medica locale della Asl, e Claudio Cascarino, direttore del servizio tecnico e responsabile di un appalto da 14 milioni. Nell'ordinanza di custodia cautelare si legge che Ferraresi era talmente ossessionato dalla possibilità di essere controllato, che faceva bonificare il suo studio una volta al mese da un investigatore privato.

Dalle intercettazioni emerge che Dionisi era sempre alla ricerca di nuove relazioni da stringere. Per l'accusa, sarebbe riuscito ad avvicinare anche il consigliere regionale Sbardella, del gruppo misto, figlio di Vittorio, leader della Dc romana. Il consigliere potrebbe aver ricevuto denaro per promuovere una delibera regionale che agevolasse alcuni centri diagnostici. Il legame con Dionisi emerge dalle intercettazioni. Il 31 maggio 2016, l'imprenditore parla con l'addetta al laboratorio di Guidonia Montecelio. Le confida di avere un appuntamento con un politico. Un incontro per «rifare gli agganci», dice. Poco dopo le 13, telefona a Sbardella e gli chiede di rimandare un appuntamento alle 14,30 «alla Pisana», sede del consiglio regionale. Alle 14,34 lo richiama e gli dice di essere all'ingresso. Il politico risponde che lo avrebbe raggiunto. Dionisi è tenuto d'occhio dagli investigatori, che puntualmente annotano: «si recava alla sede del Consiglio Regionale, da dove usciva alle ore 14,55». L'indagato scherza poi con un amico: «Un giorno de questi me metteranno in galera però chissenefrega! ma che devo fà!». Dionisi chiama di nuovo Sbardella il 3 giugno. Si danno appuntamento alle 15 in un bar di piazza dei Carracci. Mentre è per strada, dice a un interlocutore che avrebbe incontrato il politico. La cosa che colpisce, annotano gli inquirenti, è che i due appena s'incontrano sembrano chinarsi dietro le portiere anteriori dell'auto, forse per nascondere un eventuale scambio. Ipotesi avvalorata dalla successiva telefonata del consigliere. Alle 17,44 chiama Dionisi e gli dice di aver trovato in auto il suo blocchetto di assegni. Il sospetto è che all'imprenditore sia caduto mentre consegnava qualcosa al politico.

«Quanto ad oggi accertato fa ipotizzare che Dionisi, oltre a porre in essere attività illecite relativamente alla sua conduzione del laboratorio, abbia esteso i propri interessi illeciti, trovando supporto nel consigliere regionale Pietro Sbardella», annota la polizia giudiziaria. L'interesse di Dionisi potrebbe essere ricondotto «alle attività dei laboratori analisi, tanto da intromettersi per difendere una norma regionale della cui promulgazione potrebbe aver avuto notizia con un congruo anticipo». La vicenda è ancora in fase di accertamento. I soldi dati da Dionisi potrebbero essere «una sorta di finanziamento a un partito o movimento politico che, per essere lecito, dovrebbe trovare un riscontro contabile sia nel “finanziatore” che nel “finanziato”», annotano gli inquirenti. Un riscontro che, però, non sarebbe emerso. Da qui la contestazione a carico di Sbardella per finanziemento illecito. 

Ultimo aggiornamento: 18 Marzo, 15:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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