Usa, Trump in bilico per le frasi sessiste: il partito lo scarica `

Domenica 9 Ottobre 2016 di Flavio Pompetti
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NEW YORK Donald Trump è nei guai per la sua visione delle donne. Un video pubblicato venerdì pomeriggio dal sito del Washington Post lo espone mentre parla nel linguaggio più triviale possibile nei confronti di quel genere femminile che lui ha dichiarato di amare e rispettare più volte in occasione di precedenti rivelazioni della sua misoginia. «Quando sei una star ti lasciano fare tutto quello che vuoi con loro - dice al giornalista televisivo Billy Bush nel filmato di tre minuti, a bordo di un autobus che sta portando i due a registrare il segmento dello show Access Hollywood della NBC - Puoi afferrarle per la.. (i genitali)».

L'IMPULSO DI BACIARE
Trump dice di non riuscire a controllare l'impulso di baciare una bella donna, e ammette di aver cercato senza successo di portare a letto una signora sposata, della quale critica le recenti «tette false». Il video è del 2005, Trump era ben lontano dalla consapevolezza di dover rispondere un giorno all'elettorato americano della sua moralità. Ma era anche un uomo sposato da appena cinque mesi, con la moglie Melania a casa, incinta. L'immagine che ne viene fuori è devastante per chi si propone oggi come il futuro padre della patria, e il marito della prima famiglia americana.
Per la prima volta negli ultimi quindici mesi, l'uomo che aveva detto: «Potrei scendere sulla Quinta Avenue e ammazzare qualcuno, senza perdere il consenso dei miei elettori» è stato costretto a chiedere scusa. Lo ha fatto con un breve filmato diffuso a tarda notte, nel quale esordisce dicendo: «Chiunque mi conosce sa che queste parole non mi rappresentano. Le ho dette, ho sbagliato e chiedo scusa». Poi parte all'attacco di Bill Clinton: «Lui ha abusato fisicamente delle donne, e sua moglie ha attaccato e coperto di vergogna le sue vittime. Ne discuteremo nei prossimi giorni». In realtà la stessa Melania Trump ha condannato le frasi del marito definendole «inaccettabili e offensive». La polemica comunque rischia di monopolizzare il dibattito tra Trump e Hillary Clinton di questa sera a St. Louis, di fronte ad un gruppo selezionato di 40 elettori indecisi che si aspettano piuttosto risposte ai problemi concreti che preferirebbero esporre con le loro domande.

SCAMBIO DI MESSAGGI
Wikileaks ha appena pubblicato uno scambio di messaggi tra Hillary e il suo ex consigliere John Podesta dai quali emergono messaggi di supporto per la totale apertura dei confini e dei mercati che la candidata democratica ha pronunciato a porte chiuse davanti ai finanzieri di Wall Street. In un altro testo Hillary ammette di «aver perso il polso» dei problemi della classe media, per via della ricchezza che l'ha investita. Le mail sarebbero state frecce preziose nell'arco di Trump, ma il nuovo scandalo rischia di spuntarle. Alle sue spalle c'è un partito già logoro da tante polemiche e ora in piena rivolta. Il portavoce dei repubblicani Paul Ryan si è detto «nauseato» da quanto ha ascoltato, e ha cancellato l'invito a Trump per un evento ieri in Wisconsin. Giudizi di condanna sono stati espressi dal presidente del direttivo Reince Priebus che si è sottratto dall'impegno che aveva preso di prepararlo al dibattito; dall'ex candidato delle primarie John Kasich, da Mitt Romney e da John McCain.
Annunci di rifiuto a votare per Trump stanno arrivando dai candidati conservatori più esposti al giudizio di elettori religiosi, e al voto delle donne. Il più imbarazzato è il suo candidato alla vice presidenza Mike Pence, amatissimo dopo la vittoria nel confronto televisivo con il v.p. democratico Tim Kaine, e rispettato per l'immagine composta, e per i valori di stretta osservanza religiosa cui fa appello. «Sono offeso dalle parole di Trump- ha detto ieri dopo un lungo silenzio Pence - e sono felice di averlo sentito pronunciare delle scuse». Molti conservatori hanno chiesto una magica staffetta tra i due, con Pence che subentrerebbe nella posizione di aspirante alla presidenza. Tecnicamente la cosa è impossibile: migliaia di americani hanno già votato, molti di loro presumibilmente per Trump. E poi lo statuto del partito prevede una sostituzione in extremis, ma solo in caso che venga a mancare un candidato. E Trump non sogna nemmeno di gettare la spugna: «Non mi darò mai per vinto» ha detto ad una giornalista del Wall Street Journal che l'ha raggiunto ieri nella torre dorata del Trump Building di Manhattan. Ma nell'ufficio della campagna, che affitta i locali del 54mo piano dall'immobiliare Trump per 170.000 dollari al mese, la crisi non è mai stata tanto profonda quanto lo è oggi.
 

Ultimo aggiornamento: 17:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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