Affido congiunto, crescono i dubbi, M5S: confronto nella maggioranza

Mercoledì 12 Settembre 2018
Prime crepe nella maggioranza sul ddl all'esame del Senato che introdurrebbe l'affido congiunto obbligatorio in caso di separazione o divorzio.

«Sul disegno di legge del senatore Pillon in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità è in corso un confronto all'interno della maggioranza - dice il capogruppo del Movimento 5 Stelle in Senato Stefano Patuanelli. -  ci sono alcuni aspetti che secondo noi meritano un approfondimento. Arriveremo in breve tempo ad un pieno accordo sul testo e andremo avanti con determinazione».

Ieri la protesta delle donne dem che hanno scritto alle colleghe della maggioranza . Il provvedimento infatti, secondo le esponenti Democratiche, «stravolge il diritto di famiglia vigente» in Italia; «mina alla base lo sviluppo armonico di bambine e bambini figli di coppie separate, costringendoli a vivere scissi in tempi paritetici tra genitori»; «aggrava i costi della separazione inserendo obbligatoriamente la figura del »mediatore familiare«, che è a carico di chi si separa». «L'art. 11 del progetto di legge prevede poi - si legge ancora nella lettera delle donne Dem - che chi non ha la possibilità di ospitare il figlio in spazi adeguati non ha il diritto di tenerlo con sé secondo tempi paritetici. Dunque, il genitore più povero rischia di perdere anche la possibilità di vedere il figlio».

«In buona sostanza - osservano - si rischia che per questioni economiche siano sempre meno quelli che potranno separarsi, mentre aumenterà il numero di figli costretti a vivere con due genitori che si odiano». Ma secondo Towanda il ddl ora all'esame della commissione Giustizia del Senato presentato dal leghista Pillon «riconosce in una legge dello Stato la PAS, ovvero la sindrome di alienazione parentale, un »costrutto psichiatrico« introdotto da Richard Gardner che, nonostante ne sia stata decretata l' infondatezza scientifica a livello internazionale, in Italia ancora oggi, tende ad essere utilizzata contro le donne. E in questo caso le norme del ddl Pillon fanno carne da macello dei diritti dei minori a cominciare da quello di essere ascoltati. In caso di PAS infatti possono essere posti dal giudice in una casa famiglia in attesa che »il mediatore familiare« ricostruisca il loro rapporto con il padre». «Infine - conclude la lettera con la quale si chiede lo stop del ddl - vogliamo dire basta alla retorica sui padri separati, che nella narrazione pubblica sono le uniche vittime e in stato di povertà. Nella separazione è tutto il nucleo familiare che si impoverisce. Ma le donne molto spesso »non dicono«, non denunciano la violenza economica e psicologica che subiscono nella separazione». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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