Ventenne ucciso a Genova da un poliziotto, la madre: «Ammazzato come un cane, voglio giustizia». Almeno 5 i colpi sparati

Martedì 12 Giugno 2018
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Jefferson Tomalà, il ragazzo di 21 anni ucciso domenica in casa a Genova da un agente è stato colpito con almeno cinque colpi di pistola all'altezza del torace in punti vitali. È quanto emerso dall'esame esterno del cadavere effettuato dal medico legale Luca Tajana incaricato dal pm Walter Cotugno. L'autopsia vera e propria verrà eseguita lunedì: il medico ha richiesto una tac per individuare la presenza di eventuali proiettili ritenuti all'interno del corpo. Nei prossimi giorni verrà incaricato un perito balistico.

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Secondo quanto appreso, durante l'esame esterno del corpo di Jefferson Tomalà il medico legale Tajana incaricato dal pubblico ministero ha notato anche delle ferite da lama autoinferte, alcune recenti e altre cicatrizzate da tempo. Non è escluso che ci siano altri proiettili ritenuti nel cadavere: per gli accertamenti relativi dovrà essere eseguita la Tac.

La madre della vittima. «All'agente che ha sparato a mio figlio dico che è un incompetente e non merita la divisa, se la deve togliere». Lo ha detto Lourdes, la madre di Jefferson Tomalà. La donna, accompagnata da due figli e dalla compagna di Jefferson, che ha parlato nello studio del legale di famiglia, ha chiesto «giustizia» per il ragazzo.

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«Mio figlio - ha proseguito la donna in lacrime - era una bravissima persona. Lo hanno ucciso come un animale. Chiedo giustizia. Spero che un giorno - ha continuato la donna - l'agente che ha fatto questo si penta. Mio figlio li ha aggrediti perché ha reagito allo spray al peperoncino. Non si meritava questo».
«Io poi ho chiamato un'ambulanza. Chiedevo l'intervento di un medico invece sono arrivati i poliziotti - aggiunge la madre della vittima - Aveva preso un coltellino dalla cucina e avevo paura che si facesse male. Ma io non temevo per me, lui era un bravissimo ragazzo». Accanto alla madre anche il fratello di Jefferson, Santiago, che era presente in casa domenica pomeriggio. «Mio fratello si sentiva provocato - ha spiegato - C'era un poliziotto che si toccava la pistola e si metteva e toglieva i guanti. Lui diceva loro di andarsene, di non toccarlo e che voleva vedere solo la sua compagna e la bambina. Poi mi hanno fatto uscire e non so cosa sia successo. Abbiamo sentito urlare più volte 'No, no' e poi abbiamo sentito i colpi di pistola».

La  compagna della vittima. «Voglio giustizia. I poliziotti non mi hanno permesso di entrare. Se fossi entrata non sarebbe successo». Lo ha detto la compagna di Jefferson Tomalà. «Lui con me - ha continuato - aveva un futuro, voleva sposarsi e non ha potuto perché lo hanno ammazzato».

Ultimo aggiornamento: 19:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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