Turchia, strage in miniera: 282 morti, oltre 120 intrappolati. Scontri e contestazioni. Erdogan rifiuta aiuti: normale incidente

Giovedì 15 Maggio 2014

E' salito a 282 morti il bilancio dell'esplosione nella miniera di carbone turca di Soma (Ovest): lo ha annunciato oggi il ministro dell'Energia, Taner Yildiz.

«Alle 8 (le 7 in Italia) abbiamo 282 morti» ha detto il ministro, aggiornando il precedente bilancio di 274 vittime.

Strage in miniera peggior disastro nazionale. L'incidente nella miniera è il peggioredisastro industriale nella storia della Turchia moderna, rileva la stampa di Ankara. Il numero dei morti, con ogni probabilità ,continuerà ad aumentare. Oltre 120 minatori sono ancora intrappolati nelle gallerie bloccate dall'esplosione di due giorni fa e le speranze che ci possano essere ancora dei sopravvissuti sono ridotte quasi a zero. Fino a oggi il peggior disastro in Turchia era stato quello della miniera di carbone di Zonguldak, nella regione del Mar Nero, dove nel 1992 una esplosione aveva provocato 263 morti. Il governo ha dichiarato tre giorni di lutto nazionale. Ieri ci sono state manifestazioni di protesta a Ankara e Istanbul, con scontri con la polizia, e a Soma, dove i parenti delle vittime hanno duramente contestato il premier Recep Tayyip Erdogan.

Erdogan: normale incidente di lavoro. Il premier Erdogan, arrivato ieri pomeriggio a Soma, è stato contestato da decine di parenti delle vittime che lo hanno accolto con fischi e grida di «dimissioni», e la sua auto è stata presa a calci. Erdogan si è dovuto rifugiare in un supermercato, spinto dalle guardie del corpo, in attesa di un ritorno alla calma. I suoi body guard se la sono presa con il parente di una delle vittime, gettato a terra e picchiato, come mostra una fotografia diffusa sulle reti sociali, che ha provocato un'ondata di sdegno. Il premier ha cercato di calmare gli animi promettendo una inchiesta «fino in fondo», ma ha anche buttato benzina sul fuoco affermano che i disastri nelle miniere sono «usuali», citando stragi in miniere in Europa, Cina e Usa del XIX e nel XX secolo.

Ad alimentare le polemiche, in particolare, è una fotografia che ritrare un consigliere del primo ministro Recep Tayyip Erdogan, Yusuf Yerkel, mentre prende a calci per «tre o quattro volte» un uomo che manifestava contro il governo in relazione all'incidente nella miniera di Soma. Le guardie del corpo del premier hanno tentato di mettere a tacere ogni forma di protesta, spiega il sito del quotidiano Hurriyet, anche se per oggi i principali sindacati di categoria hanno indetto uno sciopero nazionale. A scatenare sdegno, comunque, è stata in particolare la fotografia in cui uno dei consiglieri di Erdogan appare mentre sferra calci a un manifestante a terra tenuto fermo da due soldati. Secondo i testimoni, le forze speciali stavano interrogando il manifestante dopo che questi aveva preso a calci un'auto che faceva parte del convoglio del primo ministro. Yerkel, che ha visto la scena mentre stava entrando in un'altra auto, è corso verso il manifestante e gli ha sferrato tre o quattro calci a sua volta. La foto che lo ritrae, diventata virale sui social media, ha provocato sdegno, mentre Yerkel, che ha confermato di essere lui in quell'immagine, ha fatto sapere che presto rilascerà una dichiarazione in merito. Ma c'è anche chi, come un utente vicino al Partito di governo Akp, ha difeso l'azione di Yerkel, sostenendo che la persona presa a calci non era un minatore, ma un «militante di sinistra». «Un provocatore membro del Sindacato giovanile turco e che non ha nulla a che fare con l'incidente di Soma, ha insultato il consigliere del primo ministro. La persona di fronte a lui avrebbe dovuto restare in silenzio?», si chiede l'utente di Twitter Esat C.

Le contestazioni. Da tutto il mondo sono giunti messaggi di cordoglio. Papa Francesco ha detto di pregare per i minatori turchi. Ma la collera per quanto successo a Soma, in una miniera privatizzata di cui sindacati e opposizione denunciano le carenze sul fronte della sicurezza, è esplosa in molte città del Paese. «A Soma non è stato un incidente, ma un massacro della privatizzazione» ha denunciato il segretario del Partito dei Lavoratori Hasan Basri Ozbey. L'opposizione aveva chiesto una commissione d'inchiesta sui troppi incidenti registrati a Soma. La proposta è stata bocciata il mese scorso dal partito islamico Akp di Erdogan, che ha la maggioranza assoluta in Parlamento. Le autorità avevano condotto quattro ispezioni nella miniera negli ultimi due anni, elogiando i dispositivi di sicurezza.

La protesta si diffonde nel Paese. La polizia turca è intervenuta con la forza a Smirne per disperdere circa 20mila manifestanti che denunciavano le responsabilità del governo nel disastro della miniera di Soma. Il presidente del sindacato Disk, uno dei più importanti del paese, Kani Beko, ha dovuto essere ricoverato dopo la carica della polizia contro i manifestanti. Altre manifestazioni di protesta sono previste in altre città turche, in particolare ad Ankara e Istanbul, teatro già ieri di incidenti fra dimostranti e polizia. Diversi sindacati hanno proclamato una giornata di sciopero oggi per protestare in particolare contro le carenze nella sicurezza delle miniere del paese e denunciare le responsabilità del governo del premier Recep Tayyip Erdogan nel disastro di Soma, il più grave nella storia della Turchia moderna.

In visita a Soma, ieri, Erdogan è stato contestato ieri dai parenti dei minatori morti o ancora intrapolati in fondo alla miniera, con pochssime speranze di uscirne vivi, che lo hanno accolto con fischi e grida di «dimissioni». Un lutto nazionale di tre giorni è stato proclamato ieri in Turchia.

Il presidente turco Abdullah Gul è stato contestato dai manifestanti a Soma, nella Turchia occidentale, dove si è recato per incontrare i feriti e i familiari delle vittime dell'esplosione all'interno della miniera. Lo riferisce la Bbc, spiegando che Gul ha anche fatto visita ai minatori feriti ricoverati in ospedale oltre a essersi recato sulla scena dell'incidente. «Vattene via di qui», hanno urlato alcuni manifestanti a Gul, secondo l'emittente britannica. Un altro gli ha chiesto: «dov'è il mio congiunto? Non posso nemmeno fargli il funerale».

Ankara rifiuta aiuti dall'estero. Le autorità turche non hanno accettato le offerte di aiuto venute da diversi Paesi stranieri, fra cui Israele, Usa, Grecia, Germania, Francia, Italia, Polonia, Iran, come pure la Ue. La Direzione disastri Afad ha respinto le offerte ritenendo di non aver bisogno di aiuto.

Ultimo aggiornamento: 17 Maggio, 08:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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