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«Mary Poppins l'ardua impresa»: intervista a Tom Hanks, che interpreta Walt Disney in “Saving Mr. Banks”

Tom Hanks nei panni di Walt Disney in Saving Mr. Banks
di Andrea Carugati
3 Minuti di Lettura
Lunedì 6 Gennaio 2014, 15:49 - Ultimo aggiornamento: 10 Gennaio, 15:09
Vent’anni. Tanto ci mise Walt Disney a realizzare uno dei film pi popolari della storia di Hollywood. Mary Poppins fu per il padre di Topolino una delle imprese più difficili. Ora quel lungo processo è raccontato in Saving Mr. Banks, uno dei film favoriti nella corsa agli Oscar e già forte di una nomination ai Golden Globes (a Emma Thompson come miglior protagonista).



Il film, dal 20 febbraio in Italia, vede protagonisti Tom Hanks nei baffi di Walt Disney e Emma Thompson nei panni dell’australiana Pamela L. Travers, autrice della serie di libri dedicati alle avventure della tata che ogni bambino vorrebbe accanto. Quelle avventure nascondevano un segreto legato alla vita della protagonista, segreto che verrà svelato nel corso del film.



Saving Mr. Banks racconta dunque il lungo processo di realizzazione della pellicola, iniziato con una promessa fatta dallo stesso Disney alle figlie, che adoravano Mary Poppins. «Walt Disney faceva tutto per i figli – racconta Tom Hanks che ha avuto modo di studiare attentamente il personaggio – la sua principale fonte d’ispirazione erano i suoi ragazzi. La stessa Disneyland, il parco a tema nato negli anni Cinquanta a sud di Los Angeles, fu concepita da Disney perché non sapeva come far trascorrere i weekend alla sua prole. Anche nella costruzione del parco incontrò numerose difficoltà, ma Disney era molto determinato e arrivava sempre dove voleva».



Come con Mary Poppins.

«Si, anche se fu uno dei suoi progetti più ardui. La tenacia con cui superò gli infiniti rifiuti di Pamela Travers è stata leggendaria. Fece di tutto, accettò quasi tutte le condizioni che lei gli impose, la inseguì perfino in aero a Londra. Credo anche che ne facesse una questione di orgoglio. Era Walt Disney, possibile che la Travers si ostinasse a negargli i diritti per realizzare il suo film? Era il papà di Topolino, non era abituato a sentirsi dire di no».



Anche quando disse di sì non fu una passeggiata.

«No. La Travers osteggiò ogni iniziativa che esulasse dal suo libro. Solo per miracolo “supercalifragilestichespiralidoso» - che non era nel libro ma che è diventata la parola più rappresentativa della magia di quel film - non venne cancellata dal copione. Fu un’eterna lotta. E quando il film alla fine uscì, la scrittrice fu così delusa dal risultato da negare per sempre qualsiasi altro diritto cinematografico per i suoi libri».



Lei, fisicamente non somiglia molto a Disney.

«Abbiamo studiato attentamente i suoi baffi. C'era una linea, una sagoma spigolosa, un'idea del volto e ci siamo arrivati giocando con le ciocche di capelli. Non era importantissimo essere identico a lui. Walt Disney in quel momento della sua vita era già Walt Disney. Era un artista e un industriale compiuto, non il giovanotto visionario degli esordi».



Chi l’ha aiutata nella ricostruzione del personaggio?

«Soprattutto la figlia Diane e uno degli amici storici di Walt, il compositore Richard Sherman, che vinse un Oscar nel 1965 proprio per la colonna sonora di Mary Poppins. Mi ha raccontato numerosi aneddoti su Disney e sul suo modo di fare. Non è stato facile riprodurre la sua immancabile tosse. Disney fumava tre pacchetti di sigarette al giorno e quando andava a trovare i suoi collaboratori negli studi di registrazione, racconta Sherman, si avvertiva la sua presenza fin già dagli ascensori. Purtroppo è stato vittima del suo tempo e chi lo conosceva lo vedeva raramente senza una sigaretta in bocca. È morto troppo giovane di cancro ai polmoni».



Nonostante il successo non ha avuto una vita facile.

«Da ragazzo ha vissuto esperienze al limite e quando da bambino, povero, d’inverno, consegnava giornali ha rischiato più volte di morire assiderato».



Tutto questo viene raccontato nel film?

«Sì, e raccontiamo anche il rapporto con la famiglia d’origine, con il fratello Roy e con la madre e il padre, che iniziarono a fare parte della sua vita non appena raggiunse il successo».



Lei è nonno. Ce li ha portati i nipotini a Disneyland?

«Sì, proprio durante le riprese del film, e mi odiano ancora per quello. Ho messo mia nipote sulla giostra di Winnie The Pooh, pensando che sarebbe stata entusiasta, che avrebbe ricordato quel momento per sempre e invece no. Era terrorizzata e ora sarà perseguitata per sempre dagli orsetti che girano e dal nonno che l'ha obbligata a quella tortura».
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