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Terzo Rapporto ADAPT: più welfare prima e dopo la crisi

Mercoledì 17 Febbraio 2021
Terzo Rapporto ADAPT: più welfare prima e dopo la crisi

Il terzo rapporto curato da ADAPT per UBI Banca su Il welfare occupazionale e aziendale in Italia è un documento pre-pandemia, che si prefigge quindi di monitorare l’evoluzione del welfare tanto nei contesti aziendali quanto in quelli territoriali

In questa terza edizione del Rapporto curato da ADAPT e UBI Banca, ora disponibile su Amazon, è stato ulteriormente rafforzato il lavoro di analisi e mappatura del vasto universo della contrattazione collettiva (nazionale, territoriale e aziendale) secondo una prospettiva metodologica di relazioni industriali che consente di ricondurre a sistema una pluralità di frammenti di welfare che, se visti in modo isolato, offrono una lettura parziale e anche distorta del fenomeno. Al riguardo, della banca dati di fareContrattazione di ADAPT, che contiene, oltre a tutti i principali contratti collettivi nazionali, più di 4.000 tra contratti aziendali e territoriali.

Elaborato nell’ambito del secondo Rapporto, portando a maturazione i ragionamenti sviluppati nel primo Rapporto, si legge come l’indice di welfare aziendale denominato ADAPT-UBI Welfare Index si conferma un utile strumento per misurare in modo sintetico le iniziative di welfare regolate dalla contrattazione collettiva. L’ADAPT-UBI Welfare Index “consente a imprese, operatori, attori del sistema di relazioni industriali di misurare concretamente e in modo attendibile la vicinanza o lontananza dal concetto di welfare aziendale di un determinato mix di misure che appartengono a un piano di welfare. L’Index può pertanto rappresentare uno strumento progettuale e operativo utile alla messa a punto, alla successiva implementazione e al controllo periodico di piani e percorsi di welfare aziendale tanto in una dimensione aziendale che di territorio o di settore produttivo”.

In questa edizione è proseguito il lavoro di analisi sul welfare aziendale/occupazionale del settore metalmeccanico a cui si è aggiunto uno specifico, e nuovo, approfondimento sulle misure sviluppate nel settore chimico. Le riflessioni, avanzate nei precedenti rapporti sulle trasformazioni del lavoro e della impresa, hanno inoltre l’attenzione verso quanto avviene fuori dalla fabbrica dentro le dinamiche di costruzione dei nuovi ecosistemi territoriali del lavoro e del valore. Sempre nel documento si approfondisce proprio l’impatto che le previsioni di welfare aziendale introdotte dal CCNL Federmeccanica e Assistal del 2016 hanno avuto sul comparto industriale dei metalmeccanici: “queste disposizioni hanno fatto da apripista per l’introduzione del welfare aziendale a livello di CCNL in altri sistemi di relazioni industriali del settore, oltre che in altri settori. Ciò ha imposto una necessaria integrazione e armonizzazione all’interno di quelle aziende che già erogavano misure di welfare. Progressivamente, anche grazie al crescente utilizzo di piattaforme, le iniziali difficoltà sembrano essersi appianate e oggi è riscontrabile una migliore integrazione tra misure nazionali e aziendali, con quote crescenti come “crediti welfare””.

Da qui nasce l’approfondimento sulla contrattazione sociale territoriale sia per le connessioni che si generano con l’ambito del welfare occupazionale e aziendale sia perché, insieme ad esso, rappresenta uno dei più importanti tentativi delle relazioni industriali di offrire nuove risposte alle esigenze di cambiamento di una società post-fordista individuando un nuovo baricentro nella dimensione territoriale.

Rispetto al welfare territoriale e di comunità, accanto ai casi della Provincia di Bergamo e di Brescia si è aggiunto l’approfondimento sulla provincia di Cuneo che ha consentito di cogliere ulteriori interconnessioni tra logiche di territorio e logiche di categoria merceologica sempre nei settori della meccanica e della chimica.

“L’indagine condotta sulla contrattazione di questi settori (36 contratti) evidenzia una diffusione del welfare aziendale nel 38,8% delle imprese del campione. Emerge inoltre come il welfare aziendale si sviluppi in buona parte in connessione alla possibilità di welfarizzare il premio di risultato (le clausole di c.d. welfarizzazione del premio di produttività sono presenti nel 33% di casi osservati)”.

Chiude la parte tecnica di supporto analitico al Rapporto una rassegna ragionata della oramai vasta letteratura di riferimento utile, anche in termini definitori e concettuali, a tracciare gli esatti perimetri del fenomeno del welfare aziendale/occupazionale e fornirne una prima rappresentazione attendibile.

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Ultimo aggiornamento: 24 Febbraio, 12:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA