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Sorrentino, la «grande lite» in Campidoglio sulla cittadinanza onoraria

Paolo Sorrentino
di Simone Canettieri
3 Minuti di Lettura
Venerdì 7 Marzo 2014, 15:39 - Ultimo aggiornamento: 11 Marzo, 10:48

Ciak. Nemmeno l’Oscar unisce la politica del Campidoglio. La cittadinanza onoraria a Paolo Sorrentino per la regia della Grande Bellezza riuscita a scatenare un dibattito surreale e molto all’italiana. A metà tra il cineclub, che ormai spopola nei bar come in rete, e il classico gioco delle parti.

Alla fine però il cineasta napoletano - da anni residente a piazza Vittorio - ha avuto il via libera dell’Aula Giulio Cesare: il 14 marzo sarà in Campidoglio per ricevere la Lupa e la Pergamena. Ma l’opposizione, tra astenuti e voti contrari, ha voluto rovinare la festa al sindaco Ignazio Marino, promotore dell’iniziativa. «Mi sono emozionato quando Paolo ha detto che avrebbe accettato con orgoglio il nostro riconoscimento - ha raccontato il primo cittadino - questo Oscar inorgoglisce Roma, oltre che l’intero Paese».

Intanto, lontano dalle chiacchiere e con la statuetta ben riposta in valigia proprio ieri all’alba Sorrentino è ritornato in Italia, a Fiumicino, e con i fotografi in agguato si è preso in giro («Mi fate sentire come Belen») per poi andare a riposare dopo la sbornia di gloria e party di questi giorni, in attesa della festa organizzata da Carlo Verdone. Dunque il regista magari si sarà perso il dibattito del Campidoglio. Con il sindaco che ha anche annunciato un tour sui luoghi immortalati dal film, cercando così di unire metaforicamente in un abbraccio di celluloide maggioranza e opposizione.

IL DIBATTITO

Ma non è stato così. Fabrizio Ghera, capogruppo di FdI, per motivare il suo no ha definito la cittadinanza onoraria al regista eccessiva perché «la smania di celebrazione distoglie la città dai veri problemi». Ancora più drastico Marco Pomarici (Ncd): «Roma non è quella del film, fatta di night, club, droga e feste». Tra gli astenuti, invece, ecco l’ex sindaco Gianni Alemanno, Roberto Cantiani e Gianluigi De Palo del centrodestra e i grillini Virginia Raggi ed Enrico Stefano. E c’è anche chi ha ricordato che non si può dare la cittadinanza onoraria a chi ha ringraziato come musa ispiratrice Maradona, un evasore fiscale.

Insomma, in attesa delle ripercussioni del film sull’economia di Roma e del Paese, come auspicato da Sorrentino, i primi effetti si sono visti sulla politica. Divisa e battibeccante, come una serata in terrazza raccontata dalla Grande Bellezza. «Un’opera d’arte costruita sulla Capitale che mancava da anni», ha provato a stoppare le polemiche il capogruppo del Pd Francesco d’Ausilio. Dopo gli interventi, la prova dei numeri. E il via libera alla cittadinanza. Già, e Jep Gambardella come commenterebbe la scena? Semplice: «La politica del Campidoglio è come i nostri trenini: è la migliore perché non va da nessuna parte».