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L'incubo dei Grandi elettori: votare anche a mezzanotte

L'incubo dei Grandi elettori: votare anche a mezzanotte
di Mario Ajello
3 Minuti di Lettura
Giovedì 29 Gennaio 2015, 06:01 - Ultimo aggiornamento: 20:00
ROMA - E' il momento del peone. In cui davvero, e non come nella retorica finta del grillismo, «uno vale uno».

Il grande elettore marginale, il delegato in arrivo dai consigli regionali - ecco i primi, per lo più meridionali, che sbarcano a Montecitorio dalle loro autoblù lucidatissime per l'occasione: non sanno che ormai è meglio non ostentare i simboli del potere o del sottopotere - e i signor nessuno delle retrovie parlamentari mai come nell'elezione del monarca repubblicano diventano importanti e decisivi. Per decidere la vita o la morte quirinalizia dei candidati. «Ci divertiremo a questa danza», assicura Rosario Crocetta, governatore della Sicilia, uno dei 58 grandi elettori regionali. Questo spettacolo non avrà comunque il sapore aristocratico del gran ballo del Gattopardo, forse perchè - già nel giorno della vigilia - si registrano scene come questa. Gruppi di grillini che, negli anfratti di Montecitorio, sono impegnati in conversazioni sussurrate dalle quali si riesce a captare un refrain: «Dobbiamo dare un segnale forte». Che poi è la formula spiritosamente ricorrente nel film «Benvenuto presidente», con Claudio Bisio. Nel quale tre peones, per rovinare i piani degli altri e dimostrare di esistere, fanno partire - «Ci vuole un segnale forte» - la candidatura al Colle di Giuseppe Garibaldi. Sapendo che l'Eroe dei due mondi è morto da un pezzo, ma ignorando che un suo omonimo è vivo, fa il pescatore in un paesino sperduto, e tutti finiscono per votare per lui. Che diventa Capo dello Stato. Non è che adesso lo diventerà Giancarlo Magalli, visto il successone che la sua candidatura sta avendo sul web e la tenacia con cui lui si ritiene quirinabilissimo? Si motteggia così, nell'attesa dell'inizio dei giochi. Che si annunciano come una terribile faticaccia anche fisica.



STAKANOV

Proprio per godersi qualche ora di riposo in più, ieri la gran parte dei delegati regionali non era ancora planata a Montecitorio? Di sicuro loro e gli altri non potranno godersi la dolce vita romana, la pace tranquilla della cacio pepe con vista sui Fori o altre piacevolezze anche notturne. Matteo Renzi infatti, in queste ore, sta spingendo per un calendario stakanovista che lascia pochi margini di divertimento e questa richiesta è stata formalizzata ieri dal Pd: oggi la prima votazione alle ore 15 (pennica rovinata) e la seconda (seratina semi-rovinata) a mezzanotte. Domani, una votazione alle dieci (con maritozzo alla panna incorporato), una alle 15 e la terza a mezzanotte. Dopodomani due scrutinii (se di sabato ce ne fossero tre i franchi tiratori si scatenerebbero contro chiunque per vendetta da leso weekend) e poi ancora votazioni a raffica, continui passaggi sotto il seggio-catafalco, zero relax perchè occorre sbrigarsi. «Io - dice il governatore piemontese Sergio Chiamparino, il primo della ”legione straniera” insieme al presidente campano Caldoro ad essere arrivato qui - non avrò problemi di fatica. Sono bionico, come si vede. E farò pure un po' di jogging a Villa Borghese».



IL BAROCCO

Il ritmo serrato delle votazioni s'accompagna però al barocchismo tradizionale della cerimonia dell'elezione del Capo dello Stato. Renzi che ha rottamato molto, non ha rottamato questo rituale. Rimasto identico a quello dei tempi di Giovanni Leone: tra tempi indefiniti, consultazioni e contro-consultazioni, la mia rosa” contro la tua ”rosa”. Farraginosità antica in una società che chiede trasparenza. Ma questo non è un gran problema per il senatore Ugo Sposetti, vecchio togliattiano in cravatta rossa, che solca il Transatlantico e spara una battuta delle sue: «Il bello dell'elezione del presidente è che unisce il massimo della misteriosità e il massimo della trasparenza!». E mentre lui parla così, in ossequio alla prevalenza del peone c'è il renziano Guerini il quale, ad ogni parlamentare semplice e sconosciuto che incontra, assicura: «Se vuoi parlare con Matteo non c'è problema, lui ha due minuti per tutti». Ossia per curarsi i voti rilevantissimi dei piccoli, uno a uno: compreso quello di Giacomo Portas, leader dei Moderati a lungo ricevuto da Renzi al Nazareno, voti rilevantissimi dei piccoli. Per non dire di quanto sono appetiti i peones grillini, sia quelli rimasti 5 stelle sia gli ex: e ognuno dei king maker in campo - Civati per Prodi, per esempio - se li coccola e cerca di convincerli tramite la solita frasetta omnibus e polivalente: «Bisogna dare un segnale forte». Il più forte sarebbe chiudere la partita entro sabato, come Matteo il dominus ha promesso più volte, così almeno - piaccia o non piaccia l'eletto - la domenica dei peones è salva e anche quella di tutti gli altri.