Marrazzo: «A volte poteva capitare
che quei soldi servissero per la droga»

Piero Marrazzo esce con la moglie dall'incontro con i pm (Omniroma)
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Lunedì 2 Novembre 2009, 19:06 - Ultimo aggiornamento: 30 Novembre, 22:35
ROMA (2 novembre) - L'ex presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo stato sentito nel pomeriggio di oggi dal procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo e dal sostituto Rodolfo Sabelli. Marrazzo stato ascoltato per circa due ore sul presunto ricatto attuato nei suoi confronti da 4 carabinieri finiti in carcere, mentre un quinto militare è indagato. All'uscita, in piazza Adriana, l'ex presidente è passato in macchina davanti ai giornalisti coprendosi il volto. Ad accompagnarlo la moglie Roberta Serdoz e l'avvocato Luca Petrucci.



I magistrati hanno cercato di fare il punto sulle molte incongruenze tra le versioni dei fatti raccolte dall'ex governatore, dai trans implicati e dagli arrestati. Al centro dell'attenzione la presenza di cocaina nell'appartamento dove incontrò Natalie; il giro di soldi attorno a quegli incontri; e chiarimenti sui due assegni firmati ai carabinieri che avrebbero tentato il ricatto, mai incassati e dei quali Marrazzo denunciò la scomparsa. Una denuncia di scomparsa che non appare negli atti dell'inchiesta ma della quale l'avvocato di Marrazzo assicura di avere copia.



«Qualche volta poteva capitare che quei soldi servissero anche per la droga», avrebbe detto l'ex Governatore ai magistrati. Marrazzo ha ribadito di non essere mai stato ricattato («Non sono stato vittima di nessun ricatto e ho sempre svolto il mio ruolo di Presidente della Regione Lazio nell'interesse esclusivo dei cittadini»). Marrazzo ha anche detto di non essersi accorto che qualcuno stava girando un video e di non avere visto in quell'occasione Gianguarino Cafasso, il pusher morto nel settembre scorso. Cafasso tentò di piazzare il video anche contattando Max Scarfone il fotografo del caso Sircana.



Il compenso per Natalie fu di mille euro, avrebbe riferito Marrazzo, spiegando ai magistrati che il 3 luglio aveva con sé cinquemila euro, ma che soltanto mille sarebbero stati pattuiti con Natalie. Marrazzo ha ribadito che i soldi gli vennero sottratti dal portafoglio dai due carabinieri infedeli, sottolineando di considerare l'episodio di luglio una rapina di ciò che c'era nel suo portafogli



Non si è parlato della telefonata di Silvio Berlusconi del 19 ottobre scorso nella quale il premier avvertiva Marrazzo che ad alcuni giornali del suo gruppo era stato proposto l'acquisto del video. La posizione di Marrazzo non sarebbe cambiata e nel procedimento appare sempre come parte lesa.



«Il mio assistito - ha detto l'avvocato Petrucci - ha chiarito precisamente tutti i fatti della nota vicenda. Rimango profondamente stupito che a pochi minuti dal termine dell'atto istruttorio i contenuti dello stesso siano apparsi sulle agenzie di stampa in violazione di tutte le norme del segreto istruttorio e travisando inoltre in alcuni passaggi il senso della deposizione».



L'appello: «Il mio assistito chiede di rispettare il dolore della famiglia, di sua moglie e delle sue tre figlie di cui due minorenni. Non è più un uomo pubblico e da oggi solo il silenzio può proteggere i suoi cari - dice l'avvocato Petrucci - Preciso anche che le foto apparse non ritraggono il mio assistito, ma un mio collaboratore: Marrazzo alla fine del colloquio è uscito da una porta posteriore, indisturbato e senza coprirsi volto».



I magistrati sono tornati a Palazzo di Giustizia per l'interrogatorio di Brenda, trans il cui nome è comparso nella vicenda insieme a quello di Natalie. L'audizione è ritenuta rilevante per chiarire la questione del secondo video, di cui sarebbero ancora alla ricerca gli investigatori e che sarebbe della durata di circa dieci minuti. L'incontro ripreso nel filmato sarebbe avvenuto in appartamento qualche mese prima delle immagini dei primi di luglio.



Brenda ha spiegato di non essere più sicura di aver riconosciuto Marrazzo come la persona che avrebbe incontrato nei primi mesi del 2009 così come dichiarato in un primo momento al Ros.



Quattro dei cinque carabinieri coinvolti saranno interrogati domani: si tratta di Luciano Simeone, Carlo Tagliente e Nicola Testini, tuttora detenuti in quanto ritenuti artefici del ricatto, e Donato D'Autilia, indagato per ricettazione. I primi tre, ha fatto sapere il loro difensore Marina Lo Faro, si avvarranno della facoltà di non rispondere. Non sarà invece sentito Antonio Tamburrino, altro militare dell'Arma in carcere.