Marrazzo: «Mi impedirono di tirare su
i pantaloni, mi sentivo come sequestrato»

Il trans Natalie
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 4 Novembre 2009, 13:13 - Ultimo aggiornamento: 3 Dicembre, 23:49
ROMA (4 novembre) - Durante la deposizione di due giorni fa davanti al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo ed al sostituto Rodolfo Sabelli, l'ex governatore del Lazio Piero Marrazzo ha contraddetto le versioni date dai carabinieri arrestati, secondo i quali a via Gradoli c'era anche il pusher Gianguarino Cafasso, morto nello scorso settembre.



«Ribadisco che nell'abitazione di Natalie entrarono solo due persone che mi trattarono con estrema durezza e con violenza. Mi spinsero in un angolo impedendomi di tirare su i pantaloni che mi stavo levando quando sono entrate - ha sostenuto Marrazzo davanti ai pm - In tale modo, per il mio abbigliamento mi trovavo in uno stato psicologico di inferiorità e umiliazione. Inoltre in più occasioni vennero a contatto con me quasi a volermi intimidire, come per farmi capire che erano armati. Per tutto quel tempo sono stato costretto a stare nella stanza da letto e solo in un'occasione mi sono affacciato sulla soglia della porta ed ho potuto vedere con chiarezza che vi erano solo due persone, oltre a Natalie».



«Mi sentivo come se fossi stato sequestrato - ha anche detto Marrazzo - Natalie, invece, per qualche tempo mi è sembrato essere stata collocata fuori del balcone, ho dedotto questo dalla circostanza che l'ho vista passare davanti alla stanza da letto spinta verso il balcone, e dal luogo dove mi trovavo per qualche tempo non l'ho più vista. Ho deciso di andare in via Gradoli improvvisamente la mattina del tre luglio; nessuno poteva conoscere questa mia intenzione. Ho comunicato questa mia intenzione a Natalie solo poco tempo prima di muovermi per recarmi da lei».



Solo mille euro per Natalie. «Preciso - ha detto Marrazzo riguardo alle cifre circolate sulle somme di denaro - che la somma che avevo nel portafogli al momento di entrare nell'appartamento di Natalie era di soli 3000 euro; 1000 euro e non 3000 come ho detto in precedenza li ho appoggiati su un tavolinetto e gli altri 2000 euro erano rimasti nel mio portafoglio per mie necessità. Non dovevo, in altri termini, consegnarli a Natalie. Successivamente, come ho detto, la somma di 2000 euro contenuta nel portafogli è stata sottratta dai due carabinieri entrati».



«Mi sono confuso nelle dichiarazioni rese in precedenza sull'entità della somma - ha precisato - perché ricordavo che il giorno precedente avevo effettuato un prelievo dal conto corrente a me intestato presso l'agenzia Unicredit di viale Mazzini, dentro la Rai, una somma di 5000 euro; mi era rimasta la somma di 3000 euro dopo aver effettuato alcuni pagamenti per esigenze familiari per un importo di circa 2000 euro».



Coca sporadicamente e solo con i trans. Quanto alla droga, Marrazzo ha detto: «Mi è capitato sporadicamente di aver consumato cocaina solo durante questa tipologia di incontri». Aggiungendo di far uso di droga solo occasionalmente edin compagnia di transessuali. Di Natalie, Marrazzo dice di conoscerlo «già da qualche tempo e di essere stato con lei in qualche altra occasione, ma non più di due-tre volte dal gennaio di quest'anno. Non so dire con precisione da quanto conosco Natalie». Marrazzo riconosce poi di aver avuto «altri incontri di questo tipo con un'altra persona, un certo Blenda (e non Brenda come scritto finora), nome che ho letto sui giornali e che mi sembra di ricordare. Nell'occasione di un incontro con Blenda ricordo che è passato anche un altro trans del quale non rammento il nome. Mi sembra che ho avuto solo due incontri con Blenda».



«Ribadisco che il 3 luglio quando sono entrato in casa di Natalie non ho visto alcun piatto di cocaina. Ho visto invece la cocaina nel piatto solo dopo l'irruzione dei due carabinieri e non ho visto chi ha collocato il piatto con la cocaina», ha specificato Marrazzo. In merito ad eventuali contatti dei quattro carabinieri per il presunto tentativo di ricatto, l'ex governatore ha precisato: «Per quanto io ricordo ho ricevuto solo una telefonata sull'utenza fissa della mia segreteria da parte di persona che per come si è qualificata al telefono alla mia segretaria ho pensato che fosse uno dei due carabinieri che è intervenuto il 3 luglio: la telefonata è stata presa solo dalla mia segretaria ed è stata effettuata pochi giorni dopo il 3 luglio».



«Né Blenda o Natalie mi hanno mai chiesto del denaro o ricattato in relazione a foto o video che mi ritraevano. Non sono a conoscenza di video o foto scattate da Blenda in occasione di questi incontri ma il mio stato confusionale negli stessi dovuto all'assunzione occasione della cocaina non mi mette in condizioni di saperlo. Non ricorso se ho dato a Natalie degli assegni per pagare le sue prestazioni, assegni poi restituitimi in cambi di contanti», ha aggiunto Marrazzo.



Legale carabiniere: da Marrazzo altre bugie. «Si aggiungono bugie a bugie. Il nuovo verbale di interrogatorio reso dall'ex presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo è un vano tentativo di irrobustire l'accusa con elementi poco convincenti». Lo ha detto l'avvocato Bruno Von Arx difensore di Luciano Simeone, uno dei quattro carabinieri coinvolti nel presunto ricatto a Piero Marrazzo. Von Arx, che lunedì chiederà la revoca della custodia cautelare per il suo assistito, si riferisce al secondo interrogatorio di Marrazzo. «Dalla lettura - spiega Von Arx - emerge un quadro di accuse che nel primo interrogatorio non c'era. Accuse di violenza, come le minacce inferte nei confronti di Marrazzo e l'allusione alle pistole. Circostanze che se vere sarebbero state riferite immediatamente e ne avremmo trovato traccia nel primo verbale di interrogatorio». Secondo Von Arx anche la circostanza emersa sul consumo di cocaina, "soltanto in occasione degli incontri con i trans" appare davvero poco credibile e al di fuori di ogni logica».