Israele minaccia: pronti a invadere Gaza. Una centrale nucleare sfiorata dai razzi

Giovedì 10 Luglio 2014 di Eric Salerno
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Hamas cerca un simbolo. Punti per guadagnare credibilità nel mondo palestinese e, spera, anche in un mondo arabo sempre più ostile e critico della sua leadership prima di cercare una via d’uscita da questo conflitto che, confermano in Israele, si può ancora fermare. Per questo ha lanciato sette missili contro Dimona, la centrale del Negev dove furono costruite le armi nucleari israeliane e altri contro l’aeroporto internazionale Ben Gurion alla periferia di Tel Aviv.

Nel secondo giorno di “Operazione margine protettivo”, sono continuate le incursioni israeliane e gli attacchi di Hamas. Molta paura e danni in Israele. A Gaza, 52 palestinesi (tra cui una quindicina di civili) uccisi e oltre 450 feriti dall’inizio di questo ennesimo scontro. Il sistema anti-missilistico Iron Dome è riuscito a intercettare gli ordigni più pericolosi - come quelli diretti alla centrale nucleare di Dimona - ma nella mancanza di dialogo tra le parti, una tregua appare più distante. E uno scenario da incubo sempre più possibile.

L’ULTIMATUM

Dopo che le sirene sono suonate nuovamente a Tel Aviv e altri missili sono arrivati in località sempre più a nord, il premier Netanyahu ha ordinato alle forze armate di intensificare le operazioni. Shimon Peres, il presidente uscente ha voluto specificare: «Ci sarà presto un’offensiva di terra» se Hamas non smette di colpire. «Al momento, non vedo indicazioni di una possibile tregua», la valutazione di un alto ufficiale alla televisione israeliana per il quale, se non ci saranno sorprese, ci vorrà «ancora una settimana come questa e un’altra per negoziare la fine della violenza».

Per ora, Hamas intende andare avanti. Il suo leader Khaled Meshal è apparso in televisione per accusare Netanyahu di aver voluto questo scontro e appellarsi alla comunità internazionale. È un appello simile a quello lanciato dal presidente palestinese Abu Mazen che ha accusato Israele di commettere un «genocidio» nella Striscia di Gaza. «Sappiamo che Israele non sta difendendo se stesso, ma i suoi insediamenti.

Ci stiamo muovendo in diverse direzioni per fermare l'aggressione israeliana e lo spargimento di sangue dei palestinesi, siamo in contatto con il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, e con il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon». Dal Cairo, parole di sostegno ma è sempre più chiaro che il nuovo leader egiziano vuole vedere Hamas (una costola dei Fratelli musulmani messi fuorilegge) in ginocchio. Così come è chiaro che Netanyahu vorrebbe costringere Abbas a seppellire per sempre l’idea di riconciliazione palestinese e il governo di unità nazionale. Giochi politici sulle pelle dei due popoli come rilevano molti commentatori.

VERTICE ALL’ONU

Oggi riunione d’urgenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Intanto per motivi di sicurezza radio e tivù non possono indicare esattamente dove arrivano i colpi sparati da Gaza ma mostrano le immagini del fuoco su Gaza. Sami al-Ajrami, giornalista dell’agenzia italiana Ansa, descrive «un cratere, detriti fumanti e le urla di chi è ferito, prigioniero fra le macerie. In questo posto, nel rione Sajaya di Gaza, poco prima sorgeva un edificio di due piani. Ma adesso che l'aereo F-16 israeliano ha sganciato la sua bomba da una tonnellata questo tratto di strada non è più lo stesso, ha un aspetto lunare.

Col trascorrere delle ore, in una giornata segnata dal terrore della popolazione, altre palazzine sono state rase al suolo dall’aviazione israeliana (a volte con un preavviso, a volte no), e il numero delle vittime è andato crescendo». In molti casi l’aviazione colpisce soltanto dopo aver informato - con un sms al padrone di casa, spesso un esponente di Hamas - dell’imminente attacco. La famiglia scappa ma non sempre si salvano gli inquilini delle case adiacenti.

«PER FORTUNA C’È IL MONDIALE»

Ieri sera, mentre i due popoli si preparavano a un’altra notte insonne e c’era chi scherzava - «Per fortuna c’è il mondiale di calcio» - un altro tentativo d’infiltrazione da parte di militanti di Hamas è stato bloccato a ridosso di Gaza. E, alla televisione, uno dei tanti analisti israeliani chiamati a spiegare il perché di questo nuovo scontro ribadiva che non ci potrà mai essere una soluzione militare al conflitto tra il suo popolo e quello palestinese.

Ultimo aggiornamento: 08:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA