I tank israeliani ai confini di Gaza. L'onu: «Intollerabile uso della forza»

Venerdì 11 Luglio 2014 di Eric Salerno
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Il leader israeliano Benyamin Netanyahu
Oltre alle bombe, una pioggia di volantini. L’aviazione israeliana ha cominciato a convincere i residenti di Gaza ad allontanarsi dal confine ma non Ť chiaro se e quando ci sar√† un’operazione di terra ed eventualmente di quale portata. Alcuni ministri, tra cui a sorpresa anche quello degli Esteri, Avigdor Lieberman, sono tornati a offrire calma in cambio di calma mentre Netanyahu √® apparso, per la prima volta, pi√Ļ battagliero. ¬ęPer ora non si parla di tregua¬Ľ, dice il premier. ¬ęAbbiamo provocato danni importanti ad Hamas, per√≤ attaccheremo con maggiore forza man mano che l'operazione va avanti¬Ľ.

Nel tentativo di saturare il sistema anti-missilistico Cupola di ferro che √® riuscito a risparmiare a Israele e alla sua popolazione gravi danni e vittime, Hamas e la Jihad lanciano bordate di venti o trenta ordigni di piccola o media gittata. Ieri sera, per la prima volta, le sirene sono suonate anche a Haifa, una delle citt√† pi√Ļ settentrionali, raggiungibile soltanto con i missili pi√Ļ potenti nell’arsenale di Hamas. Altri sei meno potenti sono stati intercettati e distrutti sul cielo di Tel Aviv e altri ancora nei dintorni di Gerusalemme. Amir Oren, un’analista militare intervistato alla tiv√Ļ, si chiede se ¬ęcome gli israeliani si fidano di Cupola di ferro anche Hamas in qualche modo conta sul sistema per impedire ai suoi missili totalmente imprecisi di colpire i luoghi santi dell’Islam¬Ľ nella citt√† vecchia.

Le statistiche, in questo conflitto come in altri simili, fanno parte integrante della guerra. A fornire l’ultimo bilancio √® stato il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon che in una riunione d’urgenza del Consiglio di sicurezza ha parlato di ¬ęuso sproporzionato della forza¬Ľ. Le vittime palestinesi degli oltre cinquecento raid israeliani sono 88, per la maggiore parte civili. I feriti sono 339. Centocinquanta le case distrutte. Novecento le persone sfollate.

L’esercito israeliano ha spiegato che l’uccisione di un’intera famiglia di otto persone ¬ę√® stato un errore¬Ľ. Gli abitanti della casa (la residenza di un esponente di Hamas) erano stati avvertiti con un sms dell’imminenza di un attacco e quando sono usciti, il caccia ha sparato un missile senza esplosivo che ha colpito il tetto della casa. Era ¬ęun secondo avvertimento¬Ľ ma, si difende il portavoce, la famiglia √® improvvisamente rientrata ed era troppo tardi per fermare il carico mortale. Non √® chiaro, invece, perch√© una nave da guerra israeliana abbia sparato un razzo contro il “Fun Time Beach” di Khan Yunis, dove decine di tifosi stavano seguendo i mondiali di calcio: una decina le vittime. Ban Ki-moon ha ricordato che contro Israele, negli ultimi tre giorni, sono stati lanciati 550 razzi. A queste statistiche, fonti di Tel Aviv hanno aggiunto il decesso di una donna di 65 anni di Ashdod. Spaventata dalle sirene d’allarme, √® scivolata e ha sbattuto la testa.



INCURSIONI MIRATE

Netanyahu √® consapevole che il bilancio in vite umane gioca contro Israele nell’arena internazionale. E lo sanno anche i militari che sono contrari a un’offensiva massiccia di terra ma favorevoli a una serie di incursioni mirate. Vorrebbero approfittare di questa occasione per cercare e distruggere i depositi di missili e altri armamenti che Hamas e la Jihad sono riusciti a nascondere negli ultimi due anni. Tregua s√¨, ma senza fretta. E’ la stessa cosa vale per Hamas. Gli uni e gli altri hanno bisogno di portare a casa un successo pratico o propagandistico prima di tornare, eventualmente, alla pace non pace che regnava in questo lembo di Medio Oriente. Hamas non pu√≤ sperare di distruggere Israele. E Israele non vuole riprendersi Gaza con il suo milione e mezzo di abitanti. Se i missili palestinesi non compiranno una strage, le parti andranno avanti per qualche giorno ancora.



LA DIPLOMAZIA

Al di l√† delle preoccupazioni e delle condanne di rito, non ci sono finora grandi pressioni per mettere fine agli attacchi. L’amministrazione americana ha lasciato ampio spazio di manovra a Netanyahu e soltanto ieri ha esortato Israele a non invadere Gaza. L’Egitto, tradizionale mediatore tra i palestinesi e Israele √® latitante. Turchia e Qatar, emirato molto vicino ai Fratelli musulmani e alla leadership di Hamas, hanno offerto il loro aiuto diplomatico. © RIPRODUZIONE RISERVATA