Enrica Tomei (24Ore Business School): “cresce la domanda di formazione e sostenibilità al Sud”

Enrica Tomei (24Ore Business School): cresce la domanda di formazione e sostenibilità al Sud
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Mercoledì 20 Aprile 2022, 11:00 - Ultimo aggiornamento: 3 Maggio, 15:00

La formazione all’ecosostenibilità è prerogativa di molte imprese. Soprattutto al Sud, è forte la richiesta di un’educazione mirata per evitare di cadere nel green washing. Ne parliamo con Enrica Tomei, docente della 24ORE Business School e Talent Management & Development alla Comunicazione Interna e alla Responsabilità Sociale d’Impresa

Dopo che nel 2021 la 24ORE Business School ha registrato un aumento del 102% delle iscrizioni dalle Isole e dal Sud Italia, una nuova analisi rileva la Campania come la regione con l’incremento percentuale più marcato di iscrizioni a edizioni che riguardano temi legati alla sostenibilità passando da 1 a 45 iscritti in un anno. Crescite percentuali considerevoli si osservano anche in Puglia (da 1 a 36) e in Sicilia (da 2 a 35). Negli ultimi anni l’offerta formativa della 24ORE Business School per corsi e master a tema sostenibilità, si è ampliata, registrando un aumento delle proposte da 2 nel 2019, alle 23 pianificate nel 2022, con un incremento di iscritti pari al 557%, passando dagli 88 del 2019 ai 578 iscritti del 2021. A guidare l’offerta sono i corsi Part Time, scelti nel 2021 da 452 studenti e destinati quindi a un pubblico più adulto che sceglie di formarsi nei weekend. L’area tematica con maggior offerta che abbia un titolo contenente la parola sostenibilità, è l’area Gestione di Impresa, Export e Internazionalizzazione.

Come si educa alla sostenibilità? E cosa rappresenta questo termine così usato, e anche abusato, negli ultimi anni? La responsabilità sociale è un tema sul quale molte aziende stanno sempre di più investendo sia in comunicazione interna che esterna al fine non solo di incrementare la reputazione ma soprattutto per essere attrattive agli occhi delle nuove generazioni attente a questi valori. Con la docente Enrica Tomei – che negli anni ha sviluppato un’ampia esperienza consolidando sempre di più le proprie conoscenze in termini di responsabilità sociale e implementando progetti di grande valore sociale per garantire un futuro a giovani in condizioni di difficoltà – facciamo il punto sull’orizzonte della richiesta in Italia e quali sono gli strumenti adatti che caratterizzano degli adeguati piani di formazione.

Cosa contraddistingue una buona ricetta di formazione in materia di sostenibilità ambientale?

Prima di tutto quando parliamo di sostenibilità, dobbiamo ricordarci che oggi sarebbe riduttivo parlarne come un aspetto legato esclusivamente all’ambiente, parliamo infatti di corporate responsability e criteri ESG, innanzitutto. La formazione è dunque uno strumento fondamentale per costruire delle società più inclusive e resilienti e per gettare le basi di una cultura della sostenibilità, a partire proprio da dei piani di educazione interni all’azienda. Persino l’ONU ha posto la formazione come quarto obiettivo dell’Agenda 2030. La finalità deve essere multidisciplinare e globale, deve coinvolgere la cittadinanza, i diritti umani, il rispetto per l’ambiente e la multiculturalità. La sostenibilità non è quindi una materia a sé stante ma deve essere compresa e comunicata per la sua trasversalità, non può prescindere dall’acquisizione di valori relativi allo sviluppo sostenibile, più che dalla mera trasmissione di nozioni, alla quale si deve aggiungere un’attiva partecipazione delle persone senza escludere l’attenzione al contesto locale per comprendere quello globale. La comunicazione, sia interna che esterna, deve essere efficace per poter agire secondo criteri di trasparenza e coerenza, evitando di cadere nel fenomeno del green washing.

Perché le aziende dovrebbero investire in figure professionali specializzate in queste tematiche?

È un investimento nel futuro che è già presente, le aziende dovrebbero investire in queste figure per rendere l’educazione aderente ai valori aziendali per i quali l’impresa si contraddistingue. Un’azienda socialmente responsabile dovrebbe improntare delle politiche volte al dialogo con tutti i propri stakeholders per garantire il soddisfacimento dei bisogni reciproci e per raggiungere obiettivi funzionali ad affrontare il cambiamento epocale che stiamo vivendo e che include cittadini, imprese e istituzioni.

L’attuazione e l’investimento in questi piani di formazione che impatto si prevede potrà avere sia sul piano della comunicazione interna dell’azienda che di quella esterna?

La governance interna di un’azienda in materia di sostenibilità rappresenta un requisito imprescindibile per integrare questo tema al proprio business, l’azienda deve avvalersi delle strutture adeguate per coinvolgere tutti gli ambienti aziendali e per creare valore condiviso. Una buona comunicazione interna accresce innanzitutto la consapevolezza delle persone in un confronto e engagement che motiva i collaboratori e le collaboratrici supportando le diverse attività. Ciò si ripercuote sulla comunicazione esterna che migliora la reputazione dell’organizzazione in termini di responsabilità, apertura e fiducia. Per quanto riguarda la sostenibilità, non parlerei di competitività tra le aziende ma di collaborazione e condivisione delle best practice, il che comporta un risultato di impatto e di cambiamento, per il quale non c’è competizione ma un buon esempio da seguire e da scegliere, tanto per il consumatore che per il futuro candidato che decide in quale realtà andare a lavorare. Otto millennials su dieci sarebbero infatti disposti ad accettare uno stipendio minore pur di lavorare in un luogo che si contraddistingue per il rispetto dei valori.

In base ai vostri dati a disposizione relativi al fenomeno al Sud, dal punto di vista quantitativo e qualitativo, come si articola la richiesta di approfondimento rispetto alla tematica ambientale?

Negli ultimi tre anni abbiamo osservato una sensibilizzazione crescente per lo sviluppo sostenibile, soprattutto da parte delle giovani generazioni, spinte dal movimento Fridays for Future. I giovani tengono conto della sostenibilità nelle loro scelte di consumo e la conoscenza di questi temi è cresciuta di pari passo con la richiesta di informazione sempre più ingente. Rendere la società più sostenibile è un obiettivo fondamentale per il 79% dei giovani. Da originaria del Sud non mi ha stupito il dato di questa valorizzazione del proprio territorio dal punto di vista sociale. Penso che l’amore per la propria comunità muove questi bisogni e queste relative scelte. È un segnale altamente positivo che dimostra quanto queste ragazze e ragazzi sentano di poter essere artefici del proprio futuro.

Qual è la dimensione internazionale del fenomeno e rispetto a questo orizzonte come si colloca l’Italia?

Se vogliamo ripercorrere la storia della sostenibilità, vediamo che l’Europa negli ultimi quarant’anni ha compiuto delle azioni che hanno comportato dei risultati notevoli: aria e acqua più pulite, emissioni di gas serra ridotte rispetto agli anni Novanta, e già nel 2013 il progresso di un Paese secondo l’ISTAT non si misurava più in base al PIL ma secondo il BES (benessere ecosostenibile) che include politiche di salvaguardia del paesaggio, della salute, del benessere e delle relazioni sociali. Oggi più del 90% degli italiani non solo dimostra un interesse maggiore e voglia di apprendere ma ritiene che in tal senso bisogna attivare delle azioni volte alla riduzione del consumo della plastica a sostegno delle energie rinnovabili, dell’alimentazione e della tutela della salute. La popolazione italiana è la più convinta in Europa rispetto alla transizione verde e a quanto questa non solo migliori la qualità della vita ma contribuisca alla crescita economica, secondo quanto riportato dall’indagine sul clima 2021-2022 della BEI (Banca Europea per gli Investimenti). L’attenzione delle italiane e degli italiani è sempre più attenta a una comunicazione comprensibile e accessibile e sono più ottimiste e ottimisti rispetto ad altri cittadini europei.

Lucia Medri

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