Concordia, le testimonianze dei naufraghi: «Ci mandarono in cabina, ma era una trappola»

Concordia, le testimonianze dei naufraghi: «Ci mandarono in cabina, ma era una trappola»
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Lunedì 12 Maggio 2014, 15:05 - Ultimo aggiornamento: 13 Maggio, 15:12

Per la prima volta, al processo per il naufragio della Costa Concordia, hanno testimoniato i primi naufraghi, sotto gli occhi di Francesco Schettino, in aula ad assistere al dibattimento accanto ai suoi difensori.

Il timoniere indonesiano della Costa Concordia, Jacob Rusli Bin, non è infatti venuto in Italia e non si è presentato stamani a Grosseto dov'era atteso per testimoniare al processo sul naufragio, mentre l'ufficiale di coperta Silvia Coronica si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Rusli Bin e Coronica, co-indagati con Schettino, nel luglio 2013 hanno patteggiato condanne per omicidio colposo, lesioni colpose e naufragio colposo.

«Andate in cabina»: ma era una trappola. Per la prima volta hanno testimoniato, stamani, al processo di Grosseto i naufraghi della Costa Concordia. Nei racconti dei testimoni del disastro lo spavento della sera del 13 gennaio 2012 al Giglio. «Ci dicevano di tornare in cabina, ma era una trappola e corremmo verso l'esterno per scappare», hanno raccontato, «e che era solo un guasto tecnico». «Nessuno ci diceva cosa fare, c'erano solo camerieri in divisa», hanno detto. Molti patiscono tuttora di attacchi di panico e stati di ansia, e sono in cura.

I naufraghi che vengono ascoltati stamani in aula al processo di Grosseto hanno raccontato i momenti drammatici del naufragio e anche i disagi psichici subiti e ancora, per alcuni di loro, permanenti. Dopo l'impatto con gli scogli, ha ricordato la prima teste sentita dal tribunale, una parrucchiera di Roma, Claudia Poliani, «cambiò tutto, dall'allegria e dalla meraviglia di essere in crociera, noi passeggeri entrammo di colpo nel panico, cademmo, era buio, nessuno ci assisteva».

«Non abbiamo visto ufficiali, c'erano solo camerieri in divisa - ha detto la teste - il personale non parlava italiano e male l'inglese, prendemmo i giubbotti salvagente da soli, e provammo ad indossarli». La stessa teste ha raccontato che dopo il naufragio «per lo stress non sono più in grado di guidare tranquillamente la macchina, perciò, siccome vivevo fuori Roma, ho dovuto cambiare casa e avvicinarmi alla città».

La passeggera Ivana Codoni ha detto che anche oggi «soffro di attacchi di panico. Non mi era mai successo prima del naufragio. Sono sempre sotto controllo medico». Sul disastro, la stessa teste ha detto che il «personale ci diceva di tornare in cabina ma capimmo che era una trappola» e «scappammo verso i ponti all'esterno. Eravamo come in autogestione».

Anche la passeggera Liliana Dobrian, una romena che vive a Grosseto, ha detto del «grande spavento dei passeggeri. I camerieri non sapevano cosa dire, cosa stava succedendo, ogni mezz'ora si sentiva dire 'è un guasto elettrico, stare calmì. Ma dopo il naufragio non dormivamo più, io e mio marito avevamo dolore alla testa, ci ha visitato uno psichiatra, da allora abbiamo paura e ansia».

Il panico a bordo. Quando la nave affondava si moltiplicarono i casi di panico tra i passeggeri a bordo della Costa Concordia. «C'è chi dava in escandescenze - ha ricordato uno dei naufraghi testimoni stamani al processo, Luigi D'Eliso -. Al ristorante tiravano pugni contro gli arredi, le mani sanguinavano. Uno chiedeva: 'Come faccio a salvarmi? Come faccio a salvare i miei figli?». Sempre il teste ha riferito al tribunale la risposta laconica dei camerieri: «Non lo sappiamo nemmeno noi».

La moglie del teste, anche lei sopravvissuta al naufragio, Rosanna Abbinante, di Bari ma con attività lavorativa a Cesenatico, ha ricordato che «la gente batteva i pugni sui tavoli. Il padre di un bambino urlava. Ci dicevano che c'era stato un guasto tecnico», ma «capivamo che non era così. Infatti volevo andare in cabina a recuperare i vestiti ma non lo feci, la nave si inclinò e rinunciai perchè pensai di fare la morte del topo». Anche questa teste ha detto: «Non ho visto un ufficiale a tranquillizzarci. 'Tutto sotto controllo, ci dicevano?».

La stessa testimone ha commentato: «Ma com'è possibile che per risparmiare non si metta personale che ci potesse assistere. Venti anni fa Costa Crociere faceva crociere eccellenti, ora siete diventati commerciali, peraltro si mangia malissimo, da quando siete diventati televisivi non siete più quelli di 20 anni fa».

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