Tris d'assi Alberto Moravia
Assetato di luce

Alberto Moravia
1 Minuto di Lettura
Venerdì 20 Dicembre 2013, 17:26 - Ultimo aggiornamento: 24 Dicembre, 09:48
Negli anni Quaranta Alberto Moravia collabor al Messaggero dove, tra l’altro, anticip alcuni racconti che poi finirono nei “ Sogni del pigro”. Scrisse ancora in particolari circostanze come la riedizione dei “Racconti romani”, la versione televisiva de “La Romana”, la mostra di Van Gogh. In questa occasione lo affiancò sul Messaggero anche un commento del pittore francese Balthus.



Per questo pittore mi è molto congeniale la corda autobiografica. Da bambino sono stato quasi contemporaneo di Van Gogh. Sono vissuto a contatto con le cose che lui amava. La mia camera era in stile vangoghiano, con il legno bianco e le piastrelle di maiolica, nel giardinetto di casa c’erano gli iris. Durante gli anni Trenta non esisteva pensione di famiglia in cui una zitella non mettesse alla parete gli “Iris”. Van Gogh era diventato - ed è - un luogo comune. Ma la riproducibilità presuppone un’operazione primaria di grande creatività.



Così sono stato ossessionato da un artista che era ugualmente ossessionato. E partecipo all’ammirazione generale che oggi lo circonda. Cercherò di spiegarne brevemente i motivi. Van Gogh mostra un desiderio (riuscito), un’ambizione (riuscita): andare oltre la realtà estraendo significati arcani dalle cose. Le sue notti sono piene di tante lune, i suoi giorni di tanti soli; nelle sue immagini c’è...



CONTINUA A LEGGERE SUL MESSAGGERO IN EDICOLA O SUL MESSAGGERO DIGITAL
© RIPRODUZIONE RISERVATA