Ruberti, ricatto dietro al video della lite: «Dico a tutti cosa hanno chiesto». La Procura stringe il cerchio sul nuovo audio

Albino Ruberti
di Giovanni Del Giaccio
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Martedì 4 Ottobre 2022, 08:51 - Ultimo aggiornamento: 12:02

Chi ha ripreso la scena, chi l'ha fatta circolare e chi ha proposto prima al centro-destra di Frosinone e poi al Foglio il video della furibonda lite tra Albino Ruberti, ex capo di gabinetto del sindaco di Roma ed esponenti del Pd ciociaro. Si concentrano su queste figure gli accertamenti della Procura di Frosinone.
I magistrati sono pronti a chiudere il fascicolo relativo ai motivi della lite e alle minacce di morte - che fra l'altro Vladimiro De Angelis, fratello di Francesco - non ha denunciato, ma vanno avanti sulla divulgazione del video e sul motivo.
Senza girare troppo intorno alla vicenda, sono certi che il video sia stato usato per creare lo scandalo e avere le conseguenze note.

Video

LA RICOSTRUZIONE

Ma andiamo con ordine: chi dalla finestra che affaccia su via Cavour ha ripreso la scena poco edificante, le urla di Albino Ruberti che afferma «devono inginocchiarsi e chiedere scusa» o ancora «o chiedono scusa o li ammazzo» e «dico a tutti cosa hanno chiesto», ha semplicemente usato lo smartphone come ormai avviene normalmente. I protagonisti, fra l'altro personaggi pubblici, erano su una pubblica via e quindi era possibile filmare tutto.

Come e perché sia passato dalle mani dell'autore, un residente in zona come appreso sin dal primo momento, a quelle di chi ha poi offerto il materiale si sta ancora cercando di appurare. Il riserbo in Procura è stretto, nulla viene lasciato al caso e si riannodano i fili che vanno dalla sera dell'1 giugno (quella della cena finita con il litigio) alla diffusione del video, passando per il tentativo di consegnarlo al centro-destra che era in corsa per le amministrative e ha declinato l'invito.

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In questo caso i protagonisti, il sindaco (allora candidato) Riccardo Mastrangeli, e il suo predecessore, Nicola Ottaviani, hanno sempre detto che l'offerta era arrivata ma nessuno aveva chiesto in cambio denaro. L'idea di chi ha proposto il video era creare lo scandalo e basta, screditare il Pd e in particolare Francesco De Angelis.

LE IPOTESI

Obiettivo centrato, data la rinuncia del leader a candidarsi, ma resta da capire se fosse solo per questo o per ottenere anche altro, a cominciare dalla guida del Consorzio industriale. Poi ci sono le ipotesi più disparate - ma negli ambienti politici, non certo in quelli giudiziari - su chi possa aver diffuso ad arte il litigio. Vale a dire se avversari politici (ma la rinuncia ad averlo da parte di Mastrangeli e Ottaviani non sembra avallare questa tesi) o fuoco amico. Anzi, di ex amici o ex militanti dello stesso partito o comunque compresi nell'ambito del centro-sinistra.
Se ne saprà di più quando la Procura avrà accertato - e iscritto sul registro degli indagati - l'autore o gli autori del ricatto e dello scandalo messo in piedi.
 

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