CORONAVIRUS

Vaccino anti-Covid alla Catalent di Anagni: si cercano 300 risorse per il farmaceutico, ma resta il gap della formazione

Martedì 28 Luglio 2020 di Paolo Carnevale e Pierfedeirco Pernarella
Il ministro della Salute Roberto Speranza visita lo stabilimento della Catalent

Sarà un autunno caldo, anzi caldissimo, ma di lavoro, almeno per il settore farmaceutico del Lazio chiamata a rispondere alla sfida più ambiziosa del nuovo secolo: la produzione del vaccino contro il virus che ha messo in ginocchio il mondo. Una sfida che proietterà al centro dell’attenzione globale il distretto farmaceutico della provincia di Frosinone e in particolare una delle sue eccellenze, la Catalent di Anagni dove sarà confezionato il vaccino prima di essere inviato a tutti i paesi europei. L'infialamento vero e proprio dovrebbe partire ad ottobre. Poi di sarà un mese per ulteriori test, quindi il via libera definitivo per arrivare alla produzione del vaccino entro la fine dell'anno. 

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Questo ovviamente comporterà uno impegno senza precedenti, per la portata della missione, sia dal punto di vista dell’immagine ma soprattutto produttiva. E quindi lavorativa. 

«Tutto dipenderà dai futuri accordi -  spiega la direttrice dello stabilimento della Catalent di Anagni, Barbara Sambuco - Noi siamo stati fortunati ad avere già pronto tutto quello che serviva per la produzione del vaccino. Che è poi la ragione per cui siamo stati scelti da Astrazeneca. Bisognerà vedere se il vaccino sarà fornito in soluzione unica o se ci sarà la necessità di effettuare un richiamo. Ovviamente noi abbiamo già incrementato le assunzioni a partire da luglio, non solo per i laboratori, ma anche per altre funzioni di supporto».

IL VIDEO ---> Speranza visita l'azienda Catalent di Anagni

La Catalent già da gennaio, quando a ha acquisito lo stabilimento ciociaro dalla Bristol, ha incrementato il proprio organico di circa 300 unità. Oggi ne conta circa 800.

E ieri la Adecco, una delle più note società che si occupa di ricerca e selezione del personale, ha diffuso un avviso in cui si comunica che nel Lazio «si cercano 300 risorse per importanti realtà del settore farmaceutico. I profili ricercati sono periti in ambito chimico/biologico, con o senza esperienza pregressa in aziende farmaceutiche, e laureati o neolaureati in CTF, Biologia o Chimica». 

L’inizio del periodo di lavoro, specifica l’avviso, è previsto per ottobre. È chiaro che l’avviso è legato principalmente alla produzione del vaccino anti-Covid, tra Pomezia e Anagni.

La buona notizia, però, potrebbe avere delle controindicazioni. Il rischio, infatti, è che non tutto il personale specializzato di cui si ha bisogno. Problema non nuovo, ma che la produzione del vaccino potrebbe mettere ancora di più in evidenza, come sottolinea Mauro Piscitelli, segretario della Uil Chimici di Frosinone. «In media - spiega il sindacalista - simili produzioni richiedono dagli otto ai dodici mesi formazione. In questo caso credo sia indispensabile pensare a dei moduli formativi veloci in grado di rispondere all’esigenza del momento, altrimenti non sarà facile trovare tutte le figure richieste».

Il dato viene confermato anche dalle proiezioni di Excelsior, il sistema delle Camere di commercio che periodicamente fornisce previsioni sulla domanda di lavoro e sui fabbisogni professionali. Nell’ultimo bollettino della provincia di Frosinone, riferito al periodo luglio-settembre, le figure in c’è la percentuale più alta (70 per cento su 20 entrate previste) di difficoltà di reperimento, sono proprio gli specialisti in scienze informatiche, fisiche e chimiche. 

D’altra parte, cambiando settore ma restando sullo stesso problema, è proprio per questa ragione che Unindustria Frosinone ha deciso di istituire un istituto tecnico superiore, che ha avviato le lezioni l’anno scorso a Pontecorvo, deputato alla formazione di tecnici del comparto meccatronico, un altro in cui c’è grande difficoltà a trovare personale specializzato.

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