Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Cassino, Francesco discute la tesi sulla violenza contro le donne con scarpe rosse e tacco 14: «Così zittisco l'omofobia»

Cassino, Francesco discute la tesi sulla violenza contro le donne con scarpe rosse e tacco 14: «Così zittisco l'omofobia»
di Elena Pittiglio
4 Minuti di Lettura
Sabato 23 Aprile 2022, 07:00 - Ultimo aggiornamento: 08:43

Si laurea con tacco 14. Di colore rosso e si chiama Francesco. Si è presentato nell’Aula Magna del Campus Folcara di Cassino, davanti la commissione, tra cui sedevano le docenti Fiorenza Taricone e Floriana Ciccodicola, con un plateau vertiginoso per discutere la tesi di laurea magistrale in Politiche sociali e Servizio Sociale.

Francesco D’Angelis, 27 anni, di Formia, il giorno della sua laurea, conseguita con 110 e lode, ha usato il suo corpo per veicolare un messaggio importante: «Il mio tacco rosso, simbolo della violenza sulle donne e della comunità LGBTQI+, - dice - affosserà l’omofobia e l’ignoranza».

Un gesto eclatante e di coerenza per affermare temi come diversità e inclusione. La storia di Francesco si basa sull’impegno sociale. Sin da piccolo ha lottato per affermare i propri diritti. Da sempre al fianco delle persone affetti da disabilità, che ha vissuto sulla propria pelle in famiglia, occupandosi di uno zio disabile. Ha fatto dell’inclusione la sua ragione di vita e di impegno politico. Iniziamo con il raccontare il giorno della laurea.

«La mia tesi è stata un percorso di autodeterminazione femminile. Sono partito – riferisce Francesco – con il raccontare le rivendicazioni delle femministe in Italia. Dal ruolo delle partigiane sono arrivato ai nostri giorni, al DDL Zan, passando per il diritto di voto, le leggi sull’aborto e il divorzio e il revenge porn istituito come reato nel 2019».

Il tuo percorso universitario non è stato lineare. Ti si sei è laureato alla triennale in Lettere antiche per, poi, cambiare iscrivendoti a Servizio sociale. Perché?

«Mi ha spinto l’obiettivo professionale che mi sono prefisso, quello di ricoprire in una grande azienda il ruolo di Diversity Manager».

Ci puoi spiegare in cosa consiste questa figura professionale?

«Ho cambiato corso di studi perché sono a tutti gli effetti un esperto di inclusione e diversità. In Italia, con ritardo rispetto agli altri Paesi europei, si sta diffondendo la figura del Diversity Manager, di colui o colei che lavora al fianco del management aziendale per studiare, disegnare e promuovere strategie di valorizzazione delle potenziali delle persone diverse, e pertanto capaci di portare un valore unico».

Ti va raccontare la tua storia?

«Sono stato da sempre molto studioso e timido. Avvertivo che in me ci fosse qualcosa di diverso; alla diversità non riuscivo a dare un nome. Poi, a 16 anni, ho dato un nome. Ho scoperto la mia omosessualità. Da quel momento ho fatto coming out. Nel tempo ho subito discriminazioni di ogni tipo. Alcuni compagni mi dicevano che non potevo giocare con loro. Sono stato oggetto di epiteti. A tutto ciò ho sempre reagito con forza».

Anche il tuo percorso universitario è stato tortuoso?

«Ho studiato e lavorato allo stesso tempo per mantenermi. Mi sono trovato a vivere una vita da adulto pur essendo un ragazzo».

Ora sei felice?

«Sì, molto felice. Spero in futuro che l’ateneo di Cassino rifletta circa l’opportunità di inserire le Carriere Alias, un’identità alternativa temporanea, per facilitare il percorso e la vita universitaria dei ragazzi e delle ragazze transgender».

© RIPRODUZIONE RISERVATA