«Eravamo insieme ai fratelli Bianchi, dopo la lite erano agitati e abbiamo visto Willy a terra»

«Eravamo insieme ai fratelli Bianchi, dopo la lite erano agitati e abbiamo visto Willy a terra»
di Martina Mingarelli
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Venerdì 22 Ottobre 2021, 09:08 - Ultimo aggiornamento: 14:40

«Quella sera io e le mie amiche Adriana e Benedetta ci eravamo appartate nei pressi del cimitero con i fratelli Marco e Gabriele Bianchi e Vittorio Tondinelli che avevamo incontrato precedentemente in un locale a Colleferro. Vittorio e Benedetta erano scesi dall'auto e si erano allontanati. Ad un certo punto comincia a squillare il cellulare di Marco».

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Così ha esordito ieri mattina in aula Elena Anzà una delle tre ragazze che la notte del 5 settembre dello scorso anno si trovava in auto con i fratelli Bianchi, accusati insieme a Francesco Belleggia e Mario Pincarelli di omicidio volontario aggravato dai futili motivi per la morte di Willy Monteiro il cuoco di 21 anni residente a Paliano.

I telefoni squillavano in continuazione

«I telefoni dei Bianchi continuavano a squillare - ha raccontato la ragazza - A un certo punto Marco ha risposto: mò arrivamò, ma non credevano alla lite perché pensavano fosse solo un modo usato dagli amici per convincerli a tornare».

A quel punto le ragazze, i fratelli Bianchi e Tondinelli sono risaliti in auto per tornare al locale Due di picche.

«Ho visto i fratelli Bianchi - ha continuato la teste - scendere e camminare velocemente verso quel gruppo di persone. Io insieme alle mie amiche eravamo rimaste in macchina. Quando i fratelli sono tornati verso la vettura correvano ed erano molto agitati. Dicevano scendi, scendi, ma quando abbiamo chiesto spiegazioni, sono risaliti per andare via. Ho visto Willy a terra, mi avevano detto però che era vivo e che stava bene, quindi non mi sono preoccupata più di tanto».

Quando la Corte ha dato la possibilità agli avvocati della difesa di poter rivolgere domande alla testimone, il legale Vito Perugini, che rappresenta Francesco Belleggia, ha chiesto alla ragazza cosa stesse facendo di preciso quella sera nei pressi del cimitero. Ma il presidente della Corte d'Assise, il giudice Francesco Mancini lo ha stoppato ritenendo la domanda influente ai fini del processo.

«C'era una grande tensione»

Poi è stata la volta dell'altra ragazza, Adriana Tulli: «Non siamo rimasti molto perché i telefoni squillavano e gli amici li incalzavano - ha detto -. Gli chiedevano di tornare in piazza Italia dove c'era una lite, per aiutarli. Una volta fermata la macchina davanti alla caserma dei carabinieri, sono scesi per andare verso il gruppo in strada. Si sentivano persone litigare, strillare. Al ritorno abbiamo ripreso velocemente la strada di casa. In auto ho percepito grande tensione».

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Finora sette udenzie

Con quella di ieri il processo sull'omicidio di Willy Monteiro Duarte è giunto alla settima udienza. Finora sono stati ascoltati tutti i testimoni indicati dall'accusa. Di particolare importanza quelli che hanno ricostruito i momenti, brevissimi, dell'aggressione che è costata la morte al giovane cuoco di Paliano.

Le testimonianze sono state tutte più o meno concordanti nell'indicare Marco e Gabriele Bianchi come gli autori dei colpi più violenti. Nella scorsa udienza sono stati ascoltati gli amici dei fratelli Bianchi i quali hanno tirato in ballo anche Pincarelli, ma soprattutto Belleggia, il quale avrebbe colpito con un calcio alla testa Willy quando era a terra. Belleggia è stato l'unico a beneficiare degli arresti domiciliari ed è stato il solo a poter presenziare in aula alle udienze. I fratelli Bianchi e Pincarelli stanno seguendo le udienze in videoconferenza dalle carcere in cui sono ristretti.

Nella prossima udienza che si terrà il 4 novembre, verranno ascoltati i testi della parte civile, tra i quali un noto esperto di arti marziali e Armando Duarte, padre della vittima.
 

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