Tragica fuga di gas, nei guai i responsabili della Tecnogeo

Lunedì 3 Maggio 2021 di Aldo Simoni
I


Chiuse le indagini sull’esplosione di gas che causò la morte del sindaco e del vice di Rocca di Papa, Emanuele Crestini e Vincenzo Eleuteri. L’incidente, causato da una fuga di gas, avvenne mentre erano in corso degli scavi proprio sotto la strada attigua al Municipio. Per la vicenda sono indagati Emiliano Abballe, 45 anni, titolare della Tecnogeo di Monte San Giovanni Campano che aveva il subappalto per gli scavi; il fratello Norman, di 46, geologo e responsabile tecnico della società, che si trovava sul posto nel momento in cui i tre operai della ditta hanno trivellato per errore la tubatura dell’Italgas; e Leonardo Nolasco, 51, anche lui geologo incaricato dal Comune per eseguire i lavori.
E ancora: Laura Fantozzi, geologa della «Img» l’impresa incaricata da Nolasco di eseguire le indagini preventive e, quindi, di relazionare sullo stato del sottosuolo; e infine Luigi De Menicis, responsabile del procedimento nonchè tecnico comunale di Rocca di Papa. A quest’ultimo si contesta sia di non aver fornito la planimetria del posto coerente allo stato dei luoghi (del sottosuolo), sia di non aver verificato che Nolasco non era in possesso delle caratteristiche operative per quel tipo di intervento, tant’è che poi i lavori (in subappalto) furono affidati alla Tecnogeo di Monte San Giovanni Campano.
Ed ora la sua posizione mette in forte imbarazzo il Comune che si vuole costituire parte civile.
Gli indagati sono difesi dagli avvocati Nicola Ottaviani, Roberta Nuccio e Franco Moretti. Le accuse vanno dal disastro colposo all’ omicidio colposo plurimo.
LA STORIA
L’esplosione avvenne a Rocca di Papa il 9 giugno del 2019, alle 9,45.
Ebbene, il perito ha accertato che la ditta ciociara che stava eseguendo i lavori nel sottosuolo, lanciò l’allarme cinque minuti dopo la rottura. Un addetto del Comune a quel punto chiamò il call center dell’Italgas per chiedere un intervento, ma l’operatore del call center, come rivelato dalla telefonata registrata, diede l’indicazione di coprire con degli stracci bagnati il punto in cui i tubi del metano erano stati perforati. Un’indicazione, secondo il perito, sbagliata, (consigliata solo quando la fuga di gas avviene in ambienti chiusi) perché gli stracci bagnati avrebbero convogliato il gas proprio nella cavità che porta al piano seminterrato del Comune dove era presente l’archivio. Senza quegli stracci, con tutta probabilità, il metano si sarebbe disperso nell’aria. 
Non solo: ma la perizia ha appurato anche che ad innescare l’esplosione sarebbe stato, in seguito, l’azionamento dell’ascensore del Comune. E qui nascono sorgono pesanti interrogativi: se la rottura delle rete del gas avvenne intorno alle 9,45, perchè nell’arco di oltre un’ora e mezza non furono presi i più elementari provvedimenti di sicurezza?
L’esplosione, infatti, avvenne intorno alle 11, ma in quel frangente nessuno (dai Vigili urbani del Comune alla Protezione Civile guidata dal sindaco) pensò ad evacuare la zona o a impedire l’uso della corrente elettrica (per evitare pericolose scintille).
Non solo: ma è stato appurato che la rete del gas era priva di qualsiasi sezione (saracinesca) che potesse bloccare la fuoriuscita in quella zona. In altre parole, l’impianto di tubazione era sprovvisto di un sistema sezionato tale da consentire una chiusura automatica in caso di rottura, come ad esempio avviene con le condutture idriche. Ma tale dotazione, ha spiegato il perito, non sarebbe prevista dalla normativa.
 

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