Su una sedia 10 ore in pronto soccorso di Sora senza avere assistenza

Su una sedia 10 ore in pronto soccorso di Sora senza avere assistenza
di Roberta Pugliesi
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Giovedì 25 Agosto 2022, 07:33

Dieci ore su una sedia, con dolori lancinanti allo stomaco in attesa di essere visitata. In serata, dinanzi all'evidente impossibilità di risolvere il problema, è tornata a casa. Ennesima giornata da dimenticare al pronto soccorso dell'ospedale civile Santissima Trinità di Sora dove, questa volta, è toccata all'ex consigliere comunale ed avvocato Serena Petricca che ha raccontato la sua esperienza negativa nel nosocomio di San Marciano. Lo ha fatto affidandosi ad un post sul suo profilo social, ricevendo la solidarietà di centinaia di persone e decine e decine di messaggi di vicinanza. «Non amo parlare delle mie cose più intime. Ma questa la devo condividere con voi. Da ieri sera (lunedì, ndc) ho forti coliche addominali. Stamattina (martedì mattina) alle ore 9.40 ho deciso di recarmi al pronto soccorso di Sora perché il dolore persisteva. Sono le 19.31 e non ho ancora ricevuto una prima visita. Sono stata dieci ore su una sedia, dolorante e con dolori lancinanti». Petricca racconta anche il trattamento ricevuto dal personale paramedico che lascia intendere come sia stato poco rispettoso ed attento e forse anche poco umano: «Ho chiesto tre volte il buscopan ma mi è stato negato. Ho chiesto più volte quando mancava al mio turno e l'infermiere mi ha risposto: c'è un solo dottore. Ad un certo punto fanno entrare a visita un signore con i miei stessi sintomi, arrivato dopo di me. Mi altero, cosa dovevo fare dopo 10 ore? E chiedo all'infermiera quale fosse il codice di priorità che mi era stato assegnato al triage (verde, giallo, o bianco). Quest'ultima risponde che non èmio diritto saperlo. Non è mio diritto?», si domanda l'avvocato che decide di chiedere l'intervento dei carabinieri. Al 112 però l'operatore risponde che non è competenza dei carabinieri: «I carabinieri non intervengono perché non di loro competenza e dopo 10 ore non mi resta che tornare a casa, indignata, delusa e ancora dolorante con la convinzione che domani, vista l'urgenza, dovrò rivolgermi al privato».

L'APPELLO
Amaro anche il post scriptum: «Infermieri miei, siate più umani. È il vostro compito che lo richiede in caso contrario sappiate che avete sbagliato professione. Mia madre è stata infermiera per 35 anni sempre con il sorriso e mai con una parola fuori posto, perché la vostra missione è stare accanto alle perone malate». Infine una stoccata alla classe politica locale: «Non iniziate nessuna passerella elettorale perché se l'ospedale deve funzionare in questo modo meglio perderlo». Il riferimento è, in questo caso, alla campagna elettorale per le politiche iniziata già da giorni. E c'è da credere che una delle tappe dei futuri aspiranti possa essere proprio l'ospedale di Sora, come già accaduto numerose volte.
 

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