Stupro di gruppo, condanne confermate in Cassazione

Sabato 16 Novembre 2019
Stupro di gruppo in un casolare di Ferentino : la Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dagli avvocati difensori ed ha confermato le condanne già pronunciate in Corte d'appello.
I giudici capitolini , ricordiamo, si pronunciarono per l'assoluzione soltanto per Elvis Di Silvio «per non aver commesso il fatto». Il giovane di 28 anni era stato scarcerato in aula.
Per quanto riguarda tutti gli altri imputati i giudici della Corte suprema hanno confermato le condanne emesse già con rito abbreviato. Ferdinando Di Silvio è stato condannato a sei anni e quattro mesi; Adriano Di Silvio cinque anni e otto mesi; Antonio De Silvio, Angelo De Silva ed Elvis De Silva cinque anni e quattro mesi. I condannati sono residenti tutti a Frosinone. La sentenza dunque passa in giudicato.

ERANO AI DOMICILIARI
Ora gli imputati (che stavano scontando la pena ai domiciliari) dovranno tornare nuovamente in carcere. L'unico che, nel frattempo, è rimasto in prigione è Ferdinando Di Silvio.
I fatti risalgono alla notte del 4 settembre del 2016 quando la vittima, una studentessa universitaria di 21 anni, residente a Castro dei Volsci che aveva fatto amicizia con Ferdinando Di Silvio conosciuto su Facebook, aveva accettato di uscire con lui, trovandolo simpatico ed affascinante.
Non sapeva che da lì a qualche ora avrebbe vissuto l'incubo peggiore della sua vita. Il ragazzo che si era presentato all'appuntamento con altri due suoi amici si era diretto in un casolare di Ferentino di proprietà di uno degli arrestati.
E già in auto erano iniziate le prime molestie.
Giunta sul posto, la studentessa aveva trovato ad attenderla altre tre persone.
Una volta all'interno del casolare la ragazza era stata immobilizzata e costretta a subire la violenza sessuale del branco. Quegli sconosciuti a turno l'avevano stuprata.

L'ISTINTO
E soltanto l'istinto di sopravvivenza, non appena ne aveva avuto la possibilità, le aveva dato la forza di scappare da quel casolare. La ragazza aveva vagato lungo la Casilina per tanto tempo. Ad accorrere in suo aiuto, passò una automobilista che, vedendola camminare come un' automa in mezzo alla strada, si era fermata e l'aveva fatta salire in macchina.
E a quel punto la ragazza, tra le lacrime, aveva raccontato quello che le era accaduto. Poi aveva chiamato il padre al cellulare dicendole di andarla a prendere.
Il papà, una volta informato dei fatti, aveva accompagnato la figlia prima in ospedale dove i medici avevano accertato l'avvenuta violenza sessuale, e poi si era presentato in caserma per far scattare la denuncia.
Le indagini che seguirono portarono all'arresto del branco. Rappresentata dall'avvocato Mario Cellitti la vittima si è costituita parte civile.
Ieri in Cassazione i giudici hanno confermato anche i 60 mila euro di risarcimento danni da destinare alla parte offesa.
Nel collegio difensivo gli avvocati Bruno Giosuè Naso, Tony Ceccarelli, Luigi Tozzi e Massimiliano Carbone.
  Ultimo aggiornamento: 14:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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