CORONAVIRUS

Straordinari non pagati, Cristofari diffida la Asl

Domenica 14 Giugno 2020 di Aldo Simoni
Fabrizio Cristofari
Come si fa a chiedere un sacrificio immane in piena emergenza Covid e, poi, a girare le spalle?
E’ tutto qui il nodo della controversia che vede contrapposti la Direzione Asl e il direttore di Pronto Soccorso di Frosinone, dott. Fabrizio Cristofari. Motivo scatenante, è stata la determina del 3 giugno con la quale la Asl ha revocato il via libera al pagamento degli straordinari al suo direttore del Pronto Soccorso. Decisione maturata all’indomani di una presa di posizione del sindacato Fials che ha inoltrato una serie di esposti sia alla Procura della Repubblica che alla Corte dei Conti, asserendo l’illegittimità del pagamento (13 mila euro lordi, 6 mila netti).
«Non è una questione di denaro - specifica il dottor Cristofari -; mi ha stupìto, invece, l’atteggiamento della Asl, ovverosia l’ente per il quale ho lavorato che, senza nemmeno sentire le mie ragioni quale contro-interessato, ha ritenuto di revocare la precedente determina di pagamento; dimostrando in tal modo, di condividere la tesi del sindacato, dimenticando repentinamente che in quei mesi ho profuso a suo favore le mie migliori energie. Non solo: ma a fronte dell’impegno del tutto eccezionale in termini di attenzione ed orario, con tutti i rischi derivanti per la mia salute, nonché a fronte della perdita patrimoniale subita per la sospensione dell’attività privata, mi si dice che non avrei diritto ad alcun corrispettivo! A dispetto di quanto espressamente previsto dalla Regione prima e dalla Asl poi!». Da qui la diffida che Cristofari, tramite il suo avvocato, ha inoltrato alla Asl per il riconoscimento delle ore di straordinario eseguite (oltre 230).
L’AVVOCATO
«Con nota del 10 marzo - scrive il legale - codesta Azienda, nell’ottica esclusiva di gestire la pandemia in atto, in via del tutto eccezionale, ha autorizzato lo svolgimento di prestazioni aggiuntive da parte del personale preposto ai reparti Covid. Quindi la Asl, per far fronte alle esigenze straordinarie ed urgenti derivanti dalla diffusione del virus, preso atto dell’evolversi della situazione epidemiologica, ha autorizzato ore di attività (prestazioni aggiuntive) presso il Pronto Soccorso e Medicina d’Urgenza, Anestesia e Rianimazione, Malattie Infettive e Igiene e Sanità ... In tale contesto, il dottor Cristofari si è impegnato quotidianamente e in prima linea nella gestione dell’emergenza, mettendo a rischio la propria salute e quella dei propri cari. Così, da marzo, ha finito per trovarsi, di fatto, in uno stato di permanente attività lavorativa, “costretto” dalle contingenze della pandemia (ma all’uopo espressamente autorizzato dal proprio datore di lavoro) a garantire continuativamente la propria presenza e attività in servizio, con ritmi intensi per una media di 10/12 ore al giorno».
E proprio qui è il punto: la Asl, ora, considera tutte le ore di straordinario prestate come «prestazioni aggiuntive» che, per i primari, sono forfettizzate e , quindi, non riconosciute.
Dimentica, però, che quella appena vissuta è stata una situazione del tutto eccezionale che va ben oltre le poche ore forfettizzate delle «prestazioni aggiuntive».
«L’eccezionalità della disposizione - prosegue il legale - è palese ove si consideri che vi è stata addirittura la riassunzione in servizio di medici in pensione e l’estensione dei benefici economici anche agli infermieri che normalmente non ne godono».
I GIORNI FRENETICI
Cristofari non lo dice, ma tutti ricordano i giorni frenetici dell’emergenza. In questo clima di emergenza, l’ospedale maggiormente sotto stress è stato lo Spaziani di Frosinone (in quanto Centro Covid provinciale) e, in particolare, il Pronto Soccorso. 
«Dimenticare ora tutti i sacrifici (richiesti e fatti) è a dir poco offensivo e poco serio da parte della nostra Azienda» commenta un primario di Cassino che ha vissuto, anche lui, i ritmi frenetici dell’emergenza. «E questo è uno dei motivi per cui molti specialisti non vogliono lavorare con la Asl di Frosinone. Basti pensare che, qui a Cassino, fino a poche settimane fa, avevamo un ottimo chirurgo che, appena arrivato, si rese subito conto che la sua busta paga era più bassa del 30% rispetto al resto della Regione. Sapete che fine ha fatto? E’ andato via».
«Per non parlare, poi, del sindacato - prosegue - che, per definizione, dovrebbe difendere i lavoratori, anzichè attaccarli. Ma anche questa è una’anomalia tutta frusinate, visto che nella nostra Asl la conflittualità (e i conseguenti processi penali e civili) ha livelli ben più alti rispetto alla media nazionale. Qualcuno si è mai chiesto il perchè?»
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