Strada espropriata e mai pagata: Comune di Atina condannato

Mercoledì 17 Luglio 2019 di Vincenzo Caramadre
Esproprio per la strada d’accesso al serbatoio idrico comunale: indennizzo dopo trent’anni. La storia arriva da Atina dove il Comune dovrà sborsare 300 mila euro, tra risarcimento dei danni, indennizzi e spese legali.
L’ordinanza è stata emessa della Prima sezione civile della Corte d’Appello di Roma, davanti alla quale si sono rivolte due persone di Atina per la quantificazione dell’esproprio risalente a quasi trent’anni fa.
La vicenda dalla quale è scatu- rita la lunga battaglia giudizia- ria inizia esattamente nel 1990, quando l’amministrazione comunale di Atina occupa d’urgen- za una strada, di oltre un chilometro, per l’accesso al serbatoio idrico comunale.
I proprietari sin da subito pa- lesano le loro perplessità, ma il Comune con due delibere di con- siglio comunale (la numero 25 e la numero 26 del 17 marzo 1990) dichiara prima la pubblica utilità e poi procede all’acquisizione d’urgenza del terreno.
Un’occupazione che, però, i due proprietari ritengono non sia stata correttamente eseguita e a metà degli anni 90 in prima battuta si rivolgono al Tar del Lazio, sezione di Latina, dove chiedono l’annullamento degli atti d’esproprio. Nel 1998 il Tar annulla gli atti.
Tra contatti, azioni e tentativi vari di arrivare a una definizione della querelle giudiziaria arriviamo al marzo 2017, quando il Tar accoglie un nuovo ricorso presentato dai due proprietari e con un’altra sentenza la magistratura amministrativa accerta che il comune di Atina detiene «senza titolo» la proprietà della strada e ordina che sia formal- mente acquisita (con l’istituto dell’acquisizione sanate) nel patrimonio del Comune. Ciò vuol dire che la strada diviene un be- ne pubblico a tutti gli effetti.
Nel maggio 2017 il Comune, con delibera di giunta comunale, avvia le pratiche per acquisi- recome da sentenza del Tar del marzo dello stesso anno- la strada d’accesso al serbatoio idrico.
Ma per la quantificazione del valore vengono indicati computi e metraggi che i proprietari della strada ritengono non oggettivi per questo, tramite i loro legali - gli avvocati Giuseppe Angelosanto e Raffaele Panaccione - alla fine del 2017 si rivolgono alla Corte d’appello di Roma competente, in unico grado di giudizio, alla determinazione del valore del bene espropriato e acquisito.
I giudici per definire il tutto nominano un consulente tecnico che ha avuto l’incarico di stimare il valore. Il procedimenti per la quantificazione si chiude e il 12 luglio scorso è stata depositata l’ordinanza con la quale è stato accolto il ricorso dei proprietari.
Il comune dovrà pagare 112.888,45 quale indennizzo relativo al valore del bene; 11.399,84 quale danno non patrimoniale e 152.399,40 per indennità di occupazione dal 1990 fino all’emanazione della procedura di acquisizione emessa a metà 2017. Ma il comune è stato condannato anche al pagamento delle spese legali per 15 mila euro e all’onorario del consulente tec- nico d’ufficio. In totale 300 mila euro circa.
Ora il Comune ha una sola possibilità: ricorrere in Cassazione. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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