Frosinone, la pistola arrivata in carcere con un drone: l'ombra della guerra tra clan dietro gli spari

Frosinone, la pistola arrivata in carcere con un drone: l'ombra della guerra tra clan dietro gli spari
di Marina Mingarelli e Pierfedeirco Pernarella
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Martedì 21 Settembre 2021, 09:21 - Ultimo aggiornamento: 22 Settembre, 09:58

La pistola con cui domenica pomeriggio il detenuto del carcere di Frosinone ha fatto fuoco contro altre tre ristretti è entrata con un drone. La ricostruzione è stata confermata dal provveditore delle carceri del Lazio Carmelo Cantone e dal capo del Dap Bernardo Petralia che ieri, come richiesto dalla ministra della Giustizia, ha eseguito un'ispezione nell'istituto penitenziario del capoluogo.

Al termine della riunione straordinaria nel pomeriggio, Petralia ha assicurato che verrà rinforzato l'organico della polizia penitenziaria e il carcere sarà dotato di tecnologie per neutralizzare l'impiego dei droni.

Intanto la polizia penitenziaria e la Squadra Mobile, coordinati dalasostituto procuratore Alfonso Coletta, già da domenica sono al lavoro per ricostruire i fatti e individuare i complici che hanno fatto arrivare l'arma. Da capire anche se dietro la lite da cui poi è scaturita la reazione armata non vi siano collegamenti con la guerra tra clan campani. Su questo per ora gli investigatori non si sbilanciano.

La ricostruzione

Il detenuto che ha sparato i colpi è Alessio Peluso, 28 anni, farebbe parte del clan Lo Russo di Miano, nell'hinterland napoletano. La pistola è atterrata sul davanzale della sua cella intorno alle 15, poco prima del Far west. La consegna è stata immortalata dalle telecamere. L'arma è stata fatta passare attraverso la retina di protezione che infatti è stata trovata divelta in un angolo. La consegna del drone era stata concordata perché il detenuto era in possesso di un telefono cellulare, forse consegnato in passato con lo stesso metodo.

Il drone, stando a quanto riferito dal provveditore Cantone, era stato già avvistato «fuori dai reparti e immediatamente erano state fatte le segnalazioni alla forza di polizia all'esterno, tant'è che è intervenuta subito una pattuglia».

Una volta prelevata la pistola il detenuto, che era separato dal resto della popolazione per motivi disciplinari, ha chiesto di andare in doccia. Nel corridoio ha puntato l'arma contro un agente penitenziario che, sottolinea Cantone, «da solo, in modo molto professionale, ha cercato di fronteggiare una situazione eccezionale che non si verificava da decenni nelle carceri». Strappate dalla cintura del poliziotto le chiavi delle celle, il detenuto non le ha utilizzate, ma ha sparato in ogni stanza dove c'erano degli altri detenuti, due campani e un albanese, che lo avevano minacciato e picchiato nei giorni scorsi. I colpi per fortuna non hanno centrato i bersagli.
Peluso ha poi consegnato l'arma dopo aver parlato al telefono con il suo avvocato. Il detenuto è stato trasferito già nella serata di domenica, per gli altri si sta valutando il da farsi.

Il vertice con il capo del Dap

Il problema della carenza di personale, denunciato da anni dai sindacati ovviamente è in cima all'agenda. Al termine della riunione con i direttori generali del Personale Massimo Perisi e dei Detenuti Gianfranco De Gesu e il provveditore Cantone, il capo del Dap Petralia ha garantito che i 12 agenti penitenziari inviati di recente saranno mantenuti a rotazione, altre 20 unità saranno fisse. Ma è stato annunciato l'arrivo di altri rinforzi non appena terminerà il corso per i neo agenti.

Petralia ha assicurato anche che ci saranno interventi per la sicurezza, in particolare tecnologie in grado di neutralizzare il volo dei droni che da un paio di anni sono utilizzati per far entrare nelle carceri un po' di tutto. Droga, cellulari e ora anche armi come si è visto nel caso di Frosinone.
 

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