Cacciato l'assessore pro Putin, il sindaco: «Ceccano non può essere associata alle sue parole»

Cacciato l'assessore pro Putin, il sindaco: «Ceccano non può essere associata alle sue parole»
di Marco Barzelli
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Martedì 29 Marzo 2022, 12:40 - Ultimo aggiornamento: 30 Marzo, 10:23

Questa volta la provocazione gli è costata cara. L'assessore alla cultura Stefano Gizzi è stato cacciato dal sindaco di Roberto Caligiore per via della condivisione via social della Zeta a favore dell'operazione speciale di Putin in Ucraina. Anche l'intero gruppo dirigenziale del Lega ha preso le distanze da Gizzi. Il coordinatore regionale del Carroccio, Claudio Durigon, in mezzo alla tempesta di polemiche, ha sentito il primo cittadino per comunicargli la decisione del partito. Durigon, tra l'altro, era stato dimissionato da sottosegretario all'economia dopo la proposta di reintitolazione di un parco di Latina al fratello del Duce. Caligiore, prima di firmare il decreto di revoca, ha «atteso la mossa della Lega per cortesia istituzionale». La mossa è stata quella di protocollare la richiesta del preannunciato cambio in giunta nella mattinata di ieri.

«La decisione, in ogni caso, era stata già presa - così Caligiore -. La posizione di Fratelli d'Italia e dell'intero Consiglio comunale è stata chiara sin dal primo momento approvando anche un ordine del giorno in cui abbiamo condannato quello che sta facendo la Russia, a sostegno dell'Ucraina, anche impegnando il 2% del Pil negli armamenti». Il sindaco evidenzia anche come Ceccano si stia distinguendo nell'accoglienza dei profughi. «Gizzi ha chiesto subito scusa e ha capito la gravità, ma abbiamo preso subito le distanze», precisa Caligiore.
 

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I PRECEDENTI

Aveva ormai accumulato una serie di esternazioni che vanno dalla comparazione di vaccino anti Covid e green pass alle leggi razziali contro gli ebrei. Nell'Epifania 2021, dopo l'assalto di QAnon a Capitol Hill, sostenne la teoria del complotto contro l'ex presidente Usa Trump. Non va dimenticato il rogo del Codice da Vinci nel maggio 2006 in Piazza Municipio. Si seppe in tutto il mondo che gli allora consiglieri di opposizione Gizzi e Massimo Ruspandini, venturo assessore alla cultura e odierno senatore e leader provinciale di FdI, bruciarono un libro. Lo definirono «un volume blasfemo che offende gravemente Gesù Cristo».

IL DANNO D'IMMAGINE

Il post di solidarietà alla Russia è diventato un caso nazionale. Gizzi è stato intervistato anche da La Zanzara, pungente programma radiofonico di Cruciani e Parenzo. Davanti alle domande incalzanti, prima del silenzio stampa forzato, Gizzi ha nuovamente sostenuto di aver condiviso il nastro di San Giorgio (la Zeta) nella Giornata della vittoria dell'Urss nella seconda guerra mondiale. Che la Russia stia bombardando da oltre un mese l'Ucraina non sarebbe stato preso in considerazione. Neanche che la Zeta compaia sui carri armati di Putin. Gizzi, parlando di Biden come del «vero criminale senza scrupoli», è stato schernito da Parenzo col nomignolo Signor Egizio.

L'intervistatore, però, è arrivato a dire che non metterà più piede a Ceccano. La vera questione è proprio il potenziale danno d'immagine arrecato ogni volta alla città dal già assessore alla cultura.

IL SUCCESSORE

Gizzi era in carica dal 2015, eccetto un anno di commissariamento prefettizio. Dovrebbe essere rimpiazzato in giunta dal consigliere Angelo Macciomei, ma con l'attuale delega ai lavori pubblici. Da qui l'entrata in Consiglio del primo dei non eletti Alessio Patriarca, coordinatore cittadino della Lega Giovani e curatore degli allestimenti del Castello dei Conti. A Patriarca, che ha come mentore Gizzi, verrebbe affidata la cultura. Il condizionale è d'obbligo perché è quanto previsto e proposto dalla Lega, ma ormai in fase di ridiscussione da parte di FdI.

«Noi andiamo avanti - conclude Caligiore -. L'amministrazione e l'intero Comune non posso essere identificati nelle parole dette da una persona».

Al Pd regionale, provinciale e comunale, nonché all'intera opposizione di centrosinistra, il sindaco replica così: «In maniera poco onesta intellettualmente cavalcano politicamente la questione, ma non glielo permetteremo».

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