Smog in Ciociaria, Unindustria: «Subito misure contro le caldaie più inquinanti»

Martedì 10 Dicembre 2019 di Pierfederico Pernarella
Si potranno fare tutti i blocchi auto che si vuole, si potrà continuare a temporeggiare su questa o quell'altra autorizzazione industriale, ma dati alla mano se non si interviene al più presto sui riscaldamenti domestici, in particolare quelli a biomassa, la guerra allo smog è persa in partenza.
Nei giorni in cui in Ciociaria è tornato a farsi sentire l'allarme polveri sottili (anche nella giornata di domenica valori oltre i limiti di legge nel capoluogo, a Cassino, Ceccano), Unindustria Frosinone interviene sull'argomento con una durezza non abituale. E lo fa sulla base dei numeri. Quelli pubblicati nell'ultimo rapporto dell'Ispra sulla qualità dell'ambiente urbano nei capoluoghi italiani nel periodo compreso tra il 2005 e il 2015.

I DATI DI ISPRA
Nel capitolo riguardante la qualità dell'aria l'Ispra fa notare che a Frosinone, rispetto al 2005, le emissioni di Pm10 sono diminuite del 27%. Bene, benissimo, ma il diavolo, come si sa, si nasconde nei dettagli. Ed è appunto andando ad analizzare l'impatto delle singole fonti di emissione che si scopre come il quadro nell'arco del decennio sia profondamente mutato.
«Il contributo del trasporto su strada - spiega Unindustria - si è ridotto passando dal 41.5% nel 2005 al 27.7% nel 2015. Al contrario, il riscaldamento domestico ha visto un importante incremento delle proprie emissioni di particolato, passando dal 29.3% al 56.6%, diventando, di gran lunga, la fonte di emissione più impattante quando si parla di PM10. Il ruolo dell'industria, invece, resta marginale, ferma all'11% circa».

«FACILI SLOGAN»
Questi dati, commenta il presidente Giovanni Turriziani, «devono spingere tutti ad inquadrare in modo corretto un tema che è stato oggetto di facili slogan. I Comuni possono applicare tutti i blocchi del traffico, così come gli enti preposti potranno bloccare ogni autorizzazione industriale, ma senza adottare misure per le emissioni prodotte dal riscaldamento domestico, a cominciare dalle caldaie a biomassa, i dati non potranno mai migliorare».

I RITARDI DEL LAZIO
Quando si parla di caldaie a biomassa s'intende stufe a pellet, camini e termocamini. E d'altra parte, ricorda Unindustria, in questa direzione già da qualche anno si sono mosse altre regioni alle prese con lo stesso problema. Lombardia ed Emilia Romagna, ad esempio, hanno imposto il divieto, a partire dal 2020, di continuare ad utilizzare generatori di calore a biomassa con una classe emissiva inferiore a 3 stelle.

Anche nel Lazio qualcosa si è mosso in questo senso, ma per ora tutto è rimasto sulla carta. Nell'accordo contro l'inquinamento atmosferico firmato all'inizio di quest'anno tra il governatore Nicola Zingaretti e il ministro dell'Ambiente Sergio Costa ci sono degli impegni per ridurre le emissioni dei riscaldamenti domestici. «Ad oggi però - sottolinea Turriziani - siamo ancora in attesa degli atti formali che recepiranno e renderanno prescrittivi gli impegni presi. Sarebbe opportuno che, nel Lazio ed in particolar modo nella nostra valle, l'operatività di alcune misure, come quelle che riguarderanno il divieto di utilizzo delle caldaie a biomassa più impattanti, sia anticipata rispetto al 2022, termine attualmente previsto dal suddetto accordo». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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